Abusi sui minori nella Chiesa, la Cei sarda: «Dalla garante dati falsi, sconcertante»
I vescovi dell’Isola: «Il Consiglio regionale si presta a divulgare numeri senza fondamento». Ma Puligheddu rilancia: «Report dell’Osservatorio. Agissero, anziché trasferire chi è coinvolto»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Sconcerto e rammarico»: sono i sentimenti espressi dai vescovi della Sardegna sulle dichiarazioni della Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza, Carla Puligheddu, sul tema degli abusi che sarebbero perpetrati in danno di minori da parte di appartenenti al clero. A gennaio in Consiglio regionale, che l’ha nominata, e ieri in un’intervista Tv, Puligheddu ha parlato di 37 casi accertati tra il 2020 e il 2025 ma, ha sostenuto, solo per due sono stati avviati dei procedimenti. Dati che lei ha attinto da un report dell’Osservatorio permanente sugli abusi.
Lo sconcerti dei vescovi emerge «non per la gravità dell'argomento, che riguarda l'intera società, e che vede la Chiesa - in Sardegna, in Italia e nel mondo - contrastare il fenomeno con la sensibilizzazione e la formazione, ma per la superficialità e la disinvoltura con la quale sono state esposti dalla stessa Garante numeri e dati senza nessun reale fondamento, nonché per la gratuità di riferimenti e di accuse di rilevanza penale che i vescovi respingono con determinazione e sdegno», dicono i prelati.
Per la Conferenza episcopale sarda si tratta di «notizie destituite da qualsiasi fondamento» e sorprende che «vengano presentate pubblicamente, esponendo un'istituzione del Consiglio regionale a una comunicazione senza nessun dato credibile».
Tutte le Diocesi, prosegue la nota della Cei, «si sono dotate di un servizio diocesano o inter-diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, avvalendosi di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali. In tutte le Chiese locali c'è la ferma consapevolezza che questo sia un cammino imprescindibile e inarrestabile, da percorrere con coraggio e con spirito di collaborazione tra tutti i soggetti in causa».
Puligheddu, chiamata in causa, non arretra e rilancia: «Io non ho fatto altro che il mio dovere di garante: ho divulgato dei dati che riguardano fatti che vedono dei minori come vittime. Fuori dalla Chiesa, soprattutto, perché i numeri peggiori arrivano dalle famiglie. Ma anche al suo interno». I vescovi, dice ancora, «si guardassero in casa, anziché rilasciare note che definirei “velate minacce”. E se scoprono abusi mandino gli atti al tribunale ordinario, anziché procedere con trasferimenti di chi viene coinvolto», sottolinea con parole pesanti. E sull’accusa di falsità dei dati, contestata dalla Cei, Puligheddu aggiunge: «Contestino l’Osservatorio, non me».
