Le aziende sarde scommettono su agroalimentare e made in Italy. Solo quattro progetti autorizzati per il turismo

Zes, ne approfittano solo Olbia e Oristano 

La maggior parte degli investimenti in Gallura (15). Pochi nel Cagliaritano (7) e nel Nuorese (3) 

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Investimenti: pochi e perlopiù concentrati su un territorio. Appena quarantuno progetti presentati con le procedure della Zes e autorizzati dal Dipartimento per il Sud per una ricaduta di 240 milioni di euro. Niente, a fronte dei 9,3 miliardi di giro d’affari complessivo generato dalle autorizzazioni uniche nelle dieci Regioni dell’Area speciale. Per di più, quarantuno realtà non distribuite in modo omogeneo ma che insistono su due zone della Sardegna: la Gallura e subito dopo l’Oristanese. Cagliari non risulta particolarmente attrattiva. Quanto al Nuorese, è il deserto. Questo emerge scorrendo l’elenco delle 1.450 autorizzazioni uniche rilasciate dalla struttura di missione Zes da giugno del 2024 a oggi.

Le zone

Delle 41 aziende che hanno avuto il coraggio di sfidare i gap legati alla condizione di insularità, quindici hanno deciso di investire a Olbia, una a Loiri Porto San Paolo – ma quest’autorizzazione per il progetto della società Tavolara Bay a Cala Finanza sarà revocata dallo stesso Dipartimento per il Sud della presidenza del Consiglio dei ministri – e poi, entrando in territorio sassarese, una a Sassari e due ad Alghero. Oristano cerca di stare al passo: Roma ha detto sì a sei progetti in territorio di Santa Giusta, centro abbastanza importante per la pesca, l’agricoltura ma anche l’industria (grazie al porto); tre ricadono ad Arborea, altro centro agricolo importante, uno su Bauladu e uno su Oristano città.

Attrattività bassa

Segue il Cagliaritano a quota otto: tre investimenti ad Assemini (dove si trova l’area industriale di Macchiareddu), uno a Sarroch, altro noto polo industriale, due a Uta, uno a Cagliari, uno a Sardara. Il cuore della Sardegna e i paesi dell’interno, come detto, non sono appetibili. In Provincia di Nuoro solo Tortolì (centro dell’Ogliastra sul mare), con tre autorizzazioni uniche, si è guadagnata l’interesse delle imprese.

Filiere

Prima di istituire la Zes Unica, il Dipartimento per il Sud ha definito una serie di filiere strategiche da rafforzare, «selezionate in base all’indice di specializzazione delle Regioni e alla loro consolidata presenza territoriale». In pratica, sono state tracciate traiettorie di sviluppo futuro per fare del Meridione d’Italia un hub economico. Dei quarantuno progetti sardi, un quarto (undici) hanno a che vedere con Agroalimentare e Agroindustria, otto con il Made in Italy di qualità, cinque sono legati all’Automotive, (solo) quattro con il Turismo, quattro con Navale e Cantieristica, uno con le Tecnologie digitali, uno con Elettronica e Ict, uno con l’Edilizia, uno con Chimica e Farmaceutica, uno con le Biotecnologie (Biotech), uno con l’Utility, mentre per tre viene indicato un generico “altro”. Aziende che, dunque, sono operative un po’ su tutti i settori. Alcune si limitano a sostituire impianti e macchinari, magari usufruendo del solo credito d’imposta. Un’impresa a Macchiareddu ha scelto di prendere sia l’autorizzazione unica che il credito d’imposta per creare il primo stabilimento in Sardegna che si occupa di riciclaggio di pannelli fotovoltaici.

Piccola taglia

Perché la maggior parte delle autorizzazioni a Olbia? È di un indicatore economico, spiegano da Confindustria, attualmente Olbia rappresenta l’area dell’Isola in cui c’è una capacità d’investimento maggiore. Alcuni dei progetti insistono sul Cipnes, l’area industriale del capoluogo della Gallura. Si tratta del territorio più dinamico. Ma in Sardegna la maggior parte delle aziende, per l’entità dell’investimento, non hanno necessità di un’autorizzazione unica ambientale, e si accontentano di usufruire dei benefici del credito d’imposta.

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