Bruxelles. La svolta tanto attesa è giunta nel bilaterale di Ankara. Dove Donald Trump, finalmente, ha teso la mano a Volodymyr Zelensky. «Vi concederemo la licenza per produrre il Patriot», ha annunciato il tycoon in favore di telecamere. «Con il rispetto di tutti gli altri partner, il sistema Patriot è il migliore», ha incassato Zelensky.
Per Kiev, che da tempo incalza gli Usa, l’autonomia nella produzione del sistema antiaereo sarebbe un passo in avanti decisivo per la difesa dai missili russi. «Vi mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi», ha aggiunto Trump nello spicchio del faccia a faccia tra i due leader aperto alla stampa. Un’occasione per affrontare gli sviluppi della guerra, ma anche per tornare su un rapporto personale non sempre facile. L’Ucraina, di fatto, è stato il dossier sul quale si è maggiormente concretizzata l'unità di intenti tra gli Usa e gli Alleati, nonostante anche ad Ankara gli attacchi di Trump all'Europa siano stati veementi.
A margine del vertice Nato, i due presidenti sono apparsi l'uno accanto all'altro, su due poltroncine, in una coreografia simile a quella della Casa Bianca nel febbraio 2025. Ovvero nell'incontro che segnò il punto più basso nei rapporti tra i due leader. Questa volta è stato lo stesso Trump ad allontanare lo spettro dello scontro. «Dallo Studio Ovale a oggi, io e Zelensky abbiamo sviluppato un buon rapporto», precisa. Poi, ha ammesso di parlare «molto» con il presidente russo Vladimir Putin, e «un po’ meno» con quello ucraino. E ha insistito: «Putin è un personaggio difficile, e lo è anche Zelensky, ma abbiamo fatto molti progressi».
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