La tragedia.

«Ythan non è morto per colpa sua»  

I genitori della vittima: il crollo fatale non è stato provocato da nostro figlio 

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Il viso di Noelia Pisanu si riga di lacrime, mentre ricorda quel figlio che non c’è più. «Il mio Ythan era un ragazzo in gamba, intelligente: non posso accettare che venga sporcato il suo nome, dandogli il 100 per cento della colpa per il crollo di quella casa dove ha perso la vita». Damiano Romano, padre di quel 14enne scomparso il primo aprile del 2024, a Pasquetta, insieme all’amico fraterno Patrick Zola, aggiunge: «Quello che vogliamo, assolutamente, è che venga riaperta questa “cosa”. È inaccettabile che nostro figlio venga accusato di aver buttato giù un’abitazione fatiscente».

Nuovo capitolo

Damiano Romano non demorde, battaglierà a oltranza. Lo deve al suo Ythan, lo deve alla sua famiglia. Il procedimento penale a carico dei proprietari di quel rudere di Nuoro, a pochi passi dal carcere, dove morirono i due giovanissimi, è stato archiviato lo scorso dicembre. Della serie, decisione del gip alla mano, l’immobile non era pericolante e il crollo del solaio sarebbe imputabile al comportamento dei due amici inseparabili di 14 e 15 anni. «Se lo stabile fosse stato in “ordine”, due ragazzini non avrebbero potuto buttarlo giù», ripete di continuo il padre di Ythan. «Abbiamo trovato un video del 2020 che testimonia lo stato del rudere dove sono morti mio figlio e Patrick. Un solaio era già caduto, speculare a quello crollato nel 2024 e che ha ucciso i ragazzi. Il giorno di Pasqua pioveva, idem due ore prima della tragedia. Quindi, per noi è stata una fatalità: lo stabile era in rovina, Ythan e Patrick hanno solo avuto la sfortuna di trovarsi lì dentro. Ripeto, è chiaro a chiunque che una struttura in “ordine” non poteva di certo essere buttata giù da due bambini». Noelia Pisanu prosegue: «La nostra battaglia deve continuare, nel modo più assoluto. D’altronde, se uno stabile considerato in “buono stato” crolla per l’ipotetico lancio di alcune pietre, come posso accettare questa ricostruzione? Quel giorno non c’ero ma non c’era nessuno. Solo Patrick e Ythan possono sapere la verità. Comunque, non sono un tecnico ma quella casa non sembrava di certo in “buono stato”. In passato c’erano già stati dei crolli, quindi era prevedibile che potesse ricapitare».

La denuncia

Quel terreno privato a pochi passi dall’oratorio dei Salesiani finisce di nuovo al centro delle discussioni. Oggi Damiano e sua moglie Noelia chiedono giustizia, ma al tempo stesso denunciano i pericoli che ancora affiorano dall’area della tragedia. E sebbene la vecchia casa sia stata demolita alcuni mesi fa. «La rabbia è tanta», dice la madre di Ythan Romano. «Vedere quest’area ancora così, piena di pericoli, tra detriti e ferri pericolosi, non può che riportare alla mente quel maledetto primo aprile di due anni fa. Non voglio che qualche altro genitore possa piangere i propri figli per l’incuria degli adulti». Damiano Romano conclude: «Chiediamo, almeno in memoria di due ragazzini che hanno perso la vita, che quest’area venga immediatamente ripulita, messa in sicurezza e recintata».

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