Regione

Voto segreto, caccia ai franchi tiratori 

Lunedì la resa dei conti dopo il passo falso in Aula. Commissioni, M5S ancora a rischio 

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Dopo lo scivolone in Aula è già l’ora della resa dei conti. Mentre tra i consiglieri è caccia aperta all’identità dei franchi tiratori, la presidente della Regione prova a metter fine alle frizioni che giovedì hanno fatto andare il Campo largo sotto di ben dieci voti. Serve un confronto, aveva tuonato a caldo il segretario del M5S Alessandro Solinas. Un vertice di maggioranza, convocato dallo stesso segretario, che si svolgerà con ogni probabilità lunedì, forse in Consiglio, con i segretari e i capigruppo dei partiti. Per quale ragione un numero così alto di consiglieri delle forze di governo si è rifiutato di sposare la proposta dell’assessora al Lavoro Desirè Manca di revocare il mandato a un componente della Consulta dell’emigrazione? «Il nodo è il riassetto delle commissioni», sostengono in tanti, «e questo voto contrario non è altro che un avvertimento in vista delle scelte che si faranno».

I nodi

Di sicuro la spartizione delle presidenze dei parlamentini è un tema, forse non sufficiente a giustificare l’esito del voto segreto. Spia, probabilmente, di un malessere più radicato. Del resto, che sarebbe potuta andare a finire così, su quel provvedimento in particolare, si sapeva da almeno dieci giorni, quando ancora di riorganizzazione nelle commissioni si parlava poco. Magari, semplicemente, il Pd ha voluto lasciare intendere che senza il suo appoggio questa maggioranza non ha un futuro roseo. La sconfitta in Aula, la prima da inizio legislatura, arriva dopo due anni e mezzo in cui non sono mancate le tensioni. Un solo esempio: i commissariamenti delle Asl deliberati in una seduta di Giunta alla quale i tre assessori democratici non hanno preso parte. Poi però in Aula non è mai successo nulla, nel senso che gli indirizzi della presidente sono sempre stati rispettati.

L’allarme invece è scattato a metà mandato, in concomitanza con il rinnovo delle commissioni. Allo stato attuale delle trattative, il Pd rischia di passare da quattro a tre (o due) presidenze, il M5S invece non intende rinunciare a nessuna delle due (Bilancio e Urbanistica) che ricopre. Dopo la sconfitta in Aula, chissà. Forse anche ai pentastellati sarà chiesto di fare passi di lato, magari conservando due caselle ma non necessariamente le stesse. Di sicuro, il rapporto attuale di 4 (Pd) a 2 (M5S) non potrà essere confermato. Con quattro consiglieri Avs reclama una presidenza. E l’avrà. Poi c’è Orizzonte Comune, sempre quattro consiglieri, ma non è detto che otterrà qualcosa. Al tavolo di lunedì si discuterà anche di questo. Anzi, si cercherà di chiudere definitivamente il cerchio perché le nuove commissioni dovranno insediarsi entro il 9 ottobre. Tutto ciò avrà pesato sul voto segreto di giovedì? In qualche modo sì. Secondo alcune ricostruzioni, tra chi ha bocciato Desirè Manca ci dovrebbero essere otto membri del Pd, uno dei Progressisti e uno del partito di Franco Cuccureddu.

La regia di Todde?

C’è anche chi non esclude la regia di Alessandra Todde dietro l’esito del voto di giovedì. Il vice capogruppo di Fratelli d’Italia Fausto Piga evoca lo spettro di uno scontro Todde-Manca: «Una rivalità già ipotizzata in passato dalle cronache politiche, ma sempre smentita dalle dirette interessate a colpi di dichiarazioni di facciata, selfie e abbracci pubblici». Ma sottolinea, «i numeri raccontano di una coalizione in frantumi con almeno 10 franchi tiratori in Aula, una cifra superiore agli stessi esponenti di Pd e Progressisti presenti. Difficile pensare al solito tira e molla tra democratici e Cinque Stelle: questo voto nasconde ben altro». D’altra parte, continua, «queste dinamiche non avvengono mai all’insaputa dei vertici. E se a coordinare i cecchini parlamentari fosse stata la stessa presidente Todde? Poteva essere l’occasione perfetta per “impallinare” Desirè Manca, il suo alter ego politico, ovvero l'assessore più ingombrante e capace di oscurare la governatrice». In proposito il M5S smentisce: «Follia pura».

Sfiducia singola

Per l’ex presidente del Consiglio regionale Michele Pais, «il significato politico di quanto accaduto è evidente: il Consiglio regionale boccia l’assessora Manca. All’interno del centrosinistra sta emergendo un’insofferenza verso un modo di gestire il ruolo troppo spesso inappropriato». (ro. mu.)

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