Olbia.

Vite violente tra coltelli e droga 

Il ventenne accusato di un altro ferimento, aggressioni senza un movente 

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Coltello in tasca, edifici abbandonati per dormire, lavoro nero nei cantieri, cocaina, litigi continui in strada e gli appuntamenti con gli altri disperati bordeline in via Vittorio Veneto o vicino alla basilica di San Simplicio. La vita del ventenne Mohamed Maher Abdou Elkhodary a Olbia era questa e adesso il ragazzo accusato di avere ucciso Pietro Sciusco dovrà difendersi da un’altra pesante contestazione, quella di avere accoltellato un amico qualche settimana fa, sempre a Olbia. Le nuove indagini sono state aperte dopo il primo interrogatorio di Elkhodary. La vittima, stando a indiscrezioni, avrebbe accusato il giovane egiziano anche di avere minacciato e colpito con il coltello altre persone. Elkhodary, stando alle indagini condotte dalla pm Noemi Mancini, era una bomba a tempo.

E nelle ultime ore sono emersi altri particolari della vita del giovane in Gallura. Anche lui, il 21 ottobre, sarebbe stato accoltellato da un coetaneo nordafricano (fatto sul quale indagano gli investigatori del Commissariato). E spunta una aggressione brutale a Roma contestata al ragazzo egiziano dalla Procura capitolina. Stando a indiscrezioni, sono estremamente difficili gli accertamenti sui precedenti del giovane, che sarebbero diversi, perché l’identificazione di Elkhodary è problematica. Ma le ferite sul suo corpo (rilevate da un medico legale) e quelle sul corpo dell’amico lasciano pochi dubbi sulla vita pericolosa del ragazzo. La persona che ha confermato di averlo accompagnato su un monopattino, dopo l’omicidio di Sciusco, ha spiegato di averlo fatto perché aveva paura della possibile reazione di Mohamed Elkhodary davanti a un rifiuto. Un teste sentito dai Carabinieri ha detto che il presunto assassino assume cocaina e quando lo fa “diventa aggressivo”.

«Ho paura di lui»

L’autopsia sul corpo di Pietro Sciusco è stata fissata per domani. La pm Mancini vuole una disamina accurata delle ferite, i dati servono per provare la ferocia improvvisa e lucidamente indirizzata (ma ancora senza movente) di Elkhodary. Le persone che vengono sentite in queste ore dicono che avevano paura del ragazzo, delle sue reazioni. I difensori, Aurora Masu e Giuseppe De Meo, impugneranno al Riesame la misura del carcere. Impressionanti i punti di contatto con le storie di Marwan Hamrouni, a Bancali per avere ferito due persone e ucciso un cane (febbraio scorso) e Sofiene Halim, anche lui in cella con l’accusa di avere accoltellato, due mesi fa, quattro persone. Angosciante il dato di violenze che, ad oggi, non hanno uno straccio di movente.

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