Rapine, aggressioni, furti, risse e accoltellamenti. «Non ci sentiamo al sicuro», lo dicono un po’ tutti nel centro città. Commercianti, residenti e chi frequenta le zone protagoniste di numerosi eventi negativi, in particolar modo negli ultimi giorni. La situazione preoccupa, gli episodi accadono sempre più spesso, soprattutto nel fine settimana. Nel giro di quarantotto ore, si sono verificate: una tentata rapina armata in un market della Marina, una rapina ai danni di uno studente in piazza Matteotti e l’aggressione notturna all’interno di una discoteca in via Contivecchi con due giovani accoltellati finiti in ospedale. A questi si vanno ad aggiungere le ripetute risse tra la Marina e Stampace.«L’attenzione è alta e costante grazie al ruolo delle forze dell’ordine e alla stretta collaborazione con la Prefettura, la Questura e al lavoro della polizia locale che opera di notte, caso raro in Italia», riferisce il sindaco Massimo Zedda.
Sicurezza
«Gli episodi di violenza avvenuti in questi giorni generano una preoccupazione seria e comprensibile», dice il consigliere Alessio Alias (Progressisti), «anche senza parlare di un aumento statistico dei reati, è evidente che esiste un forte allarme sociale, soprattutto per il coinvolgimento di ragazzi sempre più giovani e per la diffusione dell’uso dei coltelli, un segnale inquietante che non può essere ignorato». Secondo Alias «mancano risorse per rafforzare gli organici delle forze dell’ordine, per garantire gli straordinari e per aumentare la presenza degli agenti sul territorio, in particolare nelle ore notturne. Servono inoltre politiche serie di prevenzione, investimenti sociali ed educativi e un sostegno reale a chi ogni giorno garantisce la sicurezza».
«La sicurezza è diventata l’emergenza principale di Cagliari: una città insicura non cresce e non attrae», afferma il consigliere Roberto Mura (Alleanza Sardegna), «serve prevenzione, a partire dall’illuminazione pubblica: troppe strade sono buie da mesi e quindi più pericolose. Allo stesso tempo ci opponiamo con forza alla cancellazione del divieto di bivacco e accattonaggio dal regolamento comunale: portici e spazi pubblici sono diventati ripari di fortuna. Togliere regole non significa inclusione, ma rinunciare a governare la città».
Le piazze
L’apprensione cresce la sera, in particolar modo nella zona rossa. Lo spiegano anche gli autisti dei bus del Ctm che in piazza Matteotti fanno capolinea. «La situazione è abbastanza nota, ci capita di assistere a borseggi e risse vicino alle fermate», raccontano, «accadono soprattutto il sabato notte o la mattina presto. Durante la giornata invece sembra essere tutto più tranquillo».
Secondo quanto raccontano residenti e commercianti, lo scenario non cambia in piazza del Carmine. «Le persone sono spaventate», dice Italo Sulliotti, che da oltre sessant’anni vende liquori e vini all’inizio di viale Trieste, proprio a due passi dalla piazza. «Personalmente non sono d’accordo sulla definizione di zona rossa perché spaventa ancor di più la gente», prosegue, «dovrebbe al contrario passare il messaggio che piazza del Carmine sia più controllata e sicura. I problemi e i pericoli purtroppo ci sono in tutta la città e si stanno espandendo a macchia d’olio. Poi a chi crea disagi basta spostarsi nelle strade dove non c’è più la zona rossa. Così non si risolve niente».
La Marina
L’elenco degli episodi negativi e di violenza è lungo e significativo anche alla Marina. «Il nostro quartiere non va trascurato», afferma Sandra Orrù, presidente dell’associazione “Apriamo le finestre alla Marina”, «è necessario che venga monitorato. Noi sul tema sicurezza siamo sempre stati in prima linea. È importante che ci sia un dialogo tra i residenti, l’amministrazione comunale e le autorità. Dovrebbero essere attivati i poliziotti di quartiere nelle zone più critiche, come da noi o a Stampace. Noi abbiamo soprattutto il problema dei giovani fuori controllo. L’episodio della tentata rapina nel market forse un po’ si distacca, ma ci lascia comunque preoccupati. Continuiamo a segnalare aggressioni anche in via Roma. La situazione la conosciamo da anni e purtroppo non ci sorprende più niente. Non bisogna sottovalutare il problema».
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