Inchiesta

Viaggio tra i fantasmi dell’eroina 

Dieci euro per una dose: le piazze dello spaccio e i luoghi della disperazione 

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Hanno affidato la loro vita all’eroina. Per disperazione, per un errore fatto da giovani, per amicizie sbagliate, per debolezza o per una sfida. E ora vivono come fantasmi, prime vittime di un mercato illegale che non guarda in faccia nessuno e rappresenta una minaccia costante anche per le nuove generazioni. Perché, pur non raggiungendo i numeri da emergenza drammatica come negli anni ‘80, l’eroina ancora oggi è un pericolo in città. Non solo per chi ha una dipendenza di lunga durata, ma anche per i giovani che la assumono insieme alla cocaina, fumandola o sniffandola. Ma le tante, troppe, siringhe gettate a terra accanto alle postazioni sparse in luoghi appartati confermano che l’uso in vena è sempre diffuso. Acquistarla è semplice, visti i prezzi bassi, così come consumarla.

I prezzi

Il viaggio tra i fantasmi dell’eroina inizia dalle piazze dello spaccio. Chi indaga quotidianamente sul business della droga conosce bene le zone in cui è possibile trovare, senza particolari problemi, una dose di “roba”. Le zone sono quelle classiche: via Seruci, alcune strade di Sant’Elia, via Premuda a San Michele, e diversi angoli nascosti al Cep. Ma si possono trovare bustine di eroina in vendita anche a due passi dal centro, in piazza del Carmine e piazza Matteotti. In media, secondo quanto accertano ogni giorno gli investigatori (Squadra Mobile, Carabinieri e Guardia di Finanza), una dose (chiamata anche “mini busta”) costa sui 10 euro: se di qualità superiore si può arrivare a spenderne anche 20. Prezzi molto più bassi rispetto al passato che attirano i consumatori, le principali vittime di un mercato spietato. Per l’assunzione c’è chi usa ancora la siringa, ma spesso viene sniffata o fumata, magari associandola alla cocaina.

Le ombre

Chi ha una forte dipendenza da eroina, il bisogno di assunzione può diventare pressante. È una necessità fisica. Per questo le zone dove si possono trovare le “postazioni” (vecchie sedie in plastica, blocchi di cemento, batterie d’auto fuori uso, ma anche materassi e cuscini) sono vicine alle piazze dello spaccio. I tappeti di siringhe lo confermano. Sotto il ponte dell’Asse mediano, tra via Castiglione e via Flavio Gioia, in mezzo a rifiuti di ogni tipo, i tipici contenitori arancioni con ago non si contano, così come le boccette di metadone. Il tutto avviene a due passi da una strada molto trafficata e a poche decine di metri da palazzi e parchi. Per non parlare dell’area intorno al colle di San Michele: qui da sempre i fantasmi dell’eroina si ritrovano a ogni ora, approfittando di molti angoli appartati. «C’è una viavai enorme. Una tristezza infinita vedere come queste persone buttino via la loro vita», è il commento di una signora dal balcone di un’abitazione a pochi metri dall’ingresso del parco. Qui, tra il muro esterno della curia arcivescovile, nell’immensa area tra via Serpieri e via Koch, le siringhe appena usate non si contano. Anche i vecchi fortini militari abbandonati sono teatro del drammatico consumo di eroina. Un’altra area frequentata da tossicodipendenti è quella dell’ex stadio Sant’Elia.

Gli appartamenti

L’organizzazione di chi regola lo spaccio mette a disposizione dei “clienti”, nei palazzi, spazi nascosti. E non mancano le occupazioni abusive di edifici comunali (ex scuole soprattutto, come i casi di via Abruzzi e via Monsignor Piovella) utilizzati dai tossicodipendenti per fare uso di eroina in luoghi appartati. Spesso in solitudine oppure in compagnia di un’altra vittima dell’eroina, nel quotidiano dramma che vivono tantissime persone schiave di questa sostanza che continua a mietere morte, dolore e tristezza.

(1 – continua)

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