Un albo regionale di medici in libera professione da cui attingere per rimpolpare gli organici dei pronto soccorso e una prima convenzione tra un’azienda sanitaria (quella del Medio Campidano) e il Brotzu per la mobilità interna del personale: dai reparti alla prima linea dell’emergenza-urgenza. Benvenuti nella Sardegna che da oggi dice addio ai medici a gettone: i contratti con le aziende esterne sono scaduti e non prorogabili. Fine di un modello organizzativo che, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, tra il 2024 e il 2025 ha comportato per l’isola una spesa complessiva di oltre 328 milioni di euro: un terzo della spesa di tutta Italia.
L’albo unico regionale
Il primo tassello è l’Albo unico regionale istituito da Ares Sardegna. Alla prima finestra dell’avviso pubblico risultano 93 candidature: 12 medici specialisti, 28 specializzandi, 51 laureati in Medicina e Chirurgia e due medici in quiescenza. Non una graduatoria né un elenco di idonei per assunzioni: l'iscrizione non attribuisce alcun diritto all'incarico, ma le Asl potranno scegliere in base alle proprie esigenze i camici bianchi da impiegare nei pronto soccorso in difficoltà. L’elenco è aperto e potrà essere aggiornato nel tempo ma la composizione evidenzia una presenza limitata di specialisti rispetto al fabbisogno dell’emergenza-urgenza: sono solo 12, lo stesso numero di pronto soccorso che nell’Isola hanno bisogno di forze fresche e competenti (Tempio, Olbia, Sorgono, Nuoro, Bosa, Ghilarza, Oristano, San Gavino, Iglesias, Carbonia, Muravera e Isili). La via prospettata dalla Regione è quella dei contratti a tempo determinato.
La convenzione
Il secondo pilastro è rappresentato dalle convenzioni tra aziende del Servizio sanitario regionale. Il modello potrebbe essere l’accordo tra l’Arnas Brotzu e l’Asl n. 6 del Medio Campidano, che consente ai dirigenti medici specialisti dell’ospedale cagliaritano di svolgere attività aggiuntiva nei presidi territoriali. Le prestazioni sono volontarie, svolte fuori dall’orario di servizio e remunerate con una tariffa unica regionale di 140 euro lordi l’ora, oltre al rimborso chilometrico secondo le tabelle Aci (varia in base a marca, modello, alimentazione e percorrenza annua dell'auto utilizzata: per un'auto media a benzina si va indicativamente dai 50 ai 90 centesimi al chilometro). Il sistema punta a utilizzare risorse interne al servizio pubblico per coprire le carenze più critiche. Ha una caratteristica: la scadenza, fissata per il 31 dicembre prossimo. Una soluzione, dunque, provvisoria.
«No ai ricatti»
La presidente della Regione, Alessandra Todde, che dopo la revoca (nel dicembre scorso) della delega all’ex assessore alla Sanità Armando Bartolazzi ha tenuto per sé l’interim, respinge l’idea di un arretramento programmatorio: «Non ci facciamo ricattare», afferma. Todde rivendica la necessità di superare un modello «eticamente non corretto» che l’esecutivo ha «ereditato» e al quale andrebbe addebitato il poco invidiabile record della Sardegna come regione che «pagava i gettonisti più di tutte le altre regioni, persino più della Lombardia». Quindi l’auspicio: «Con l'albo regionale e il supporto delle Asl riusciremo a coprire i turni dei pronto soccorso».
«Coperta corta»
Il nuovo impianto, tuttavia, è oggetto di critiche. Il sindacato Usb Sanità parla di una «coperta corta». Secondo il segretario regionale Gianfranco Angioni, 12 specialisti sui 93 iscritti all’albo sono troppo pochi per consentire professionalità adeguate al ruolo delicato dei pronto soccorso: «La transizione – dichiara – non è stata governata. Hanno tolto i gettonisti e li hanno sostituiti con la convenzione a 140 euro all’ora. È il meccanismo dei gettonisti, con un altro nome e pagato dalla Regione. Un’azienda sanitaria è costretta a bussare alla porta di un'altra per farsi prestare i medici. Ma se quei medici li sposti da Cagliari a San Gavino, a Cagliari mancheranno».
«Cerino acceso»
Anche il confronto politico resta acceso. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Paolo Truzzu, critica la gestione della fase di transizione, accusando la Giunta di incoerenza: «È paradossale che dopo anni di strali del centrosinistra contro i gettonisti, considerati la causa di tutti i mali della sanità, oggi la presidente scarichi le responsabilità sul governo. Ricordo ancora le parole di esponenti dell’attuale maggioranza che fin dall’inizio hanno definito “costosi” e “inutili” i gettonisti. E cosa hanno fatto in due anni? Esattamente nulla».
Ma «la cosa più grave», prosegue l’ex sindaco di Cagliari, «è che si stia lasciando il cerino in mano ai direttori generali e ai primari: saranno loro», da oggi, «a dover comunicare l’eventuale chiusura di un pronto soccorso», e non Todde, invitata a «prendersi la responsabilità delle proprie decisioni e anche indecisioni».
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