L’opera non è un oggetto chiuso, ma un processo aperto che si compie nel dialogo tra artista, contesto e pubblico. «L’opera non esisterebbe senza le interpretazioni, che possono essere infinite». Da questa riflessione di Maria Lai prende le mosse la seconda edizione della Biennale di arte contemporanea a lei dedicata, inaugurata ieri a Ulassai, dal titolo “Il significato dell’opera”.
La mostra, visitabile fino al 7 giugno, si articola negli spazi della Stazione dell’Arte e del CaMuC – Casa Museo Cannas, sotto l’egida del Comune, nell’ambito del progetto “Ulassai: dove la natura incontra l’arte”, finanziato dal Pnrr. Tre curatori ospiti Giannella Demuro, Ivo Serafino Fenu e Francesca Sassu, e coinvolge venti artisti. La direzione artistica è affidata a Gianni Murtas, affiancato da Marco Peri, direttore della Stazione dell’Arte. Altro asse portante della Biennale è la multiformità dei linguaggi: pittura, scultura, fotografia, installazione, video e pratiche relazionali. L’obiettivo è restituire, attraverso le opere, un caleidoscopio di espressioni che caratterizzano l’arte contemporanea. «Chi attraversa gli spazi del CaMuC e della Stazione dell’Arte trova installazioni immersive e partecipative, oltre a esperienze di arte relazionale», spiega Marco Peri. «La Biennale è dedicata a Maria Lai e si ispira alla sua visione: il significato dell’opera si compie quando lo spettatore partecipa, completandola con la propria presenza e il proprio sguardo, anche attraverso interpretazioni del tutto personali».
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