L’evento/2.

«Vi racconto chi era davvero Amedeo Nazzari» 

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Cagliari celebra uno dei figli più illustri. La prima assoluta nell’Isola del volume dedicato ad Amedeo Nazzari (Edizioni Sabinae), divo del cinema italiano, nato Amedeo Carlo Leone Buffa nel 1907 nel capoluogo sardo, è in programma oggi alle 17 al Notorious Cinemas in piazza L’Unione Sarda.

Ad accompagnare la prima biografia ufficiale del grande attore, interprete simbolo del melodramma popolare italiano con pellicole che negli anni ‘50 registrarono incassi straordinari, l’autore Roberto Liberatori e la figlia di Nazzari e di Irene Genna, Evelina, attrice teatrale e cinematografica. Alla presentazione, organizzata col sostegno degli assessorati alla Cultura del Comune di Cagliari e della Regione e della Fondazione di Sardegna, parteciperà anche l’editore del libro, Simone Casavecchia.

«Dopo aver terminato le biografie di Massimo Girotti e Lucia Bosè cercavo un altro personaggio che avesse una vita straordinaria da raccontare, legato alla storia dell’Italia, e lì Simone ha pensato di presentarmi Evelina: era il periodo del Covid, abbiamo preso un caffè insieme e da subito ho capito che era il personaggio che cercavo», racconta Liberatori. «Evelina mi ha rivelato una persona molto diversa dall’immagine che tutti hanno, e pure io avevo fino a quel momento, di Amedeo Nazzari: un monolite, un uomo sicuro che in realtà era tutt’altro, cioè una persona molto complicata, con fragilità e insicurezze che hanno influito anche sulle sue scelte professionali», aggiunge lo scrittore romano.

In oltre 30 anni di carriera Nazzari, stroncato nel 1979 da un collasso cardiorespiratorio, interpretò più di cento film, conquistando la critica e portando Cagliari e la Sardegna alla ribalta: su tutti “Catene”, “Tormento”, “I figli di nessuno” e “Chi è senza peccato...”, ma anche “Riso amaro”, accanto a Silvana Mangano e Vittorio Gassman, che contribuì a far conoscere il suo talento oltre i confini nazionali, e “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini, mentre in televisione spicca la partecipazione alla serie cult “L’ispettore Derrick” nell’episodio “L’uomo di Portofino”. «Nel cinema cercava il buono, il personaggio protettivo. Si piaceva nei panni dell’eroe che si elevava al di sopra degli altri compiendo gesta importanti, un modo per uscire dai suoi panni reali», prosegue Liberatori.

Dalla biografia, pubblicata a novembre, emergono anche le ombre di Nazzari. «C’è un tema delicato sulla sua famiglia che è quello della vena di follia che lui ha saputo incanalare nell’arte, un malessere eredità del trauma per la scomparsa del padre, sulla quale, peraltro, c’è una sorta di mistero», rivela l’autore. «Ufficialmente risulta morto nel 1916, in famiglia, invece, si parlava di prima della guerra. Un particolare che alimenta i dubbi sulle vere ragioni del trasferimento a Roma della madre con i tre figli». Un particolare che ha segnato l’uomo e l’attore.

«Nazzari è sempre stato scelto dal pubblico prima che dai registi e dai produttori. Poi, il cinema è cambiato, è arrivata la commedia all’italiana». Hollywood? «Lo corteggiava. Ma Amedeo Nazzari sap eva cosa voleva e come gestirsi».

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