La campagna.

Verso il voto in Israele, nei sondaggi crolla Netanyahu e sale Eisenkot 

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TEl Aviv. L'annuncio dell'intesa tra Usa e Iran rimescola le carte nella campagna elettorale israeliana, sempre più imminente. Le elezioni probabilmente si terranno il 20 ottobre. I partiti ultraortodossi ormai da tempo guardano ad altri orizzonti centristi a cui potrebbero affidare il loro tesoretto di 15 seggi. Probabilmente a Gadi Eisenkot, il primo candidato a superare il premier negli indici di gradimento come futuro primo ministro. A lui Netanyahu ha dedicato il suo primo post elettorale dopo aver confermato che si ricandiderà: «Eisenkot non avrebbe mai attaccato l'Iran». Bibi in conferenza stampa ha tentato di sminuire la diatriba con l'ex alleato di ferro Donald Trump, parlando di «divergenze come capita nelle migliori famiglie». Ma l'affondo al premier, con l'accusa di avere capitolato di fronte alla prospettiva di un accordo con l'Iran descritto come svantaggioso per Israele, arriva dall'intero arco politico: dalle opposizioni e dagli alleati della destra oltranzista Ben Gvir e Smotrich.

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