La storia.

Vent’anni di rose: «Ma ora sogno  un negozio tutto mio» 

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Lo conoscono tutti, ma quasi nessuno sa come si chiama davvero. Per Cagliari lui è Bellisceddu mera, il ragazzo delle rose. Anche se ragazzo, ormai, è rimasto soprattutto nel soprannome: ha 45 anni e da venti attraversa ristoranti e locali con i suoi mazzi di rose, passando da un tavolo all’altro. I gestori lo fanno entrare, i clienti lo salutano, tanti lo chiamano da lontano. «Mi vogliono bene tutti. Molti ancora oggi non conoscono il mio vero nome». Il cognome è Hossain, il nome è Imra, le sue radici sono in Bangladesh, ma quando gli si chiede dove sia casa sua la risposta arriva senza esitazioni: «Cagliari è casa mia. Non pensavo che un giorno sarei riuscito a portare qui anche la mia famiglia», la moglie Shaoli e i due figli di 9 e 12 anni, arrivati lo scorso inverno. Ed è forse questo il successo della sua piccola impresa personale. Non soltanto riuscire a vivere vendendo fiori, ma aver trasformato un lavoro cominciato vent’anni fa per necessità nello strumento attraverso il quale ricostruire, a migliaia di chilometri dal Bangladesh, la propria famiglia. Ora resta un altro passo. «Vorrei riuscire ad aprire un negozio tutto mio. Questo è il mio sogno». ( ma. mad. )

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