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Vendola: «No alla destra Vuole intimidire le toghe e salvare i colletti bianchi» 

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Nichi Vendola, ieri a Sassari e oggi a Nuoro. Perché no al referendum?

«Il gioco ormai è scoperto. Il tentativo della destra è di sottoporre a controllo politico l’autorità giudiziaria. È in corso una campagna di pura intimidazione e falsificazione violenta della realtà. Si rappresenta la riforma costituzionale come un intervento di riparazione di tutti i danni e i malanni di cui soffre la giustizia. Una menzogna ciclopica, smentita peraltro dal ministro Nordio: ha detto che questa riforma non interviene neanche di un grammo sulle criticità, anche drammatiche, che a volte rendono inesigibile la giustizia da parte dei cittadini. I problemi sono l’estenuante lentezza dei processi, gli organici carenti nei tribunali».

Solo un modo per dire no al governo Meloni?

«Un no a un obbrobrio. Diceva Piero Calamandrei che quando si deve mettere mano alla Costituzione i banchi del Governo devono rimanere vuoti perché la Costituzione non appartiene a una maggioranza politica, e non ne può fare strame come sta facendo la Meloni, ma ai cittadini. L’idea è che il potere giudiziario debba essere intimidito perché si debba occupare soltanto dei poveri Cristi o del dissenso sociale o dei migranti ma non dei colletti bianchi, dei ricchi, dei politici quando delinquono: questa la vera posta in gioco».

La separazione delle carriere dei magistrati è uno dei cardini della riforma.

«Pura leggenda metropolitana. Con la riforma Cartabia la separazione delle funzioni ha annullato questa problematica. Non esiste più. I giudicanti che chiedono il passaggio alle funzioni requirenti e viceversa sono nell’ordine di pochissime unità su migliaia. Un problema che viene evocato strumentalmente per costruire una narrazione che non corrisponde alla verità».

Quale verità?

«Se la Corte dei conti dice che il ministro delle Infrastrutture sta mettendo a rischio i soldi dei contribuenti nell’avventura del ponte sullo Stretto non deve ficcare più il naso in queste operazioni. Siamo in una Repubblica dove si vuole sancire il doppio codice: uno per i briganti, sempre colpevoli, e un altro per i galantuomini tendenzialmente sempre innocenti».

Il sorteggio consentirà di superare le correnti che condizionano il Csm.

«Il sorteggio è l’elemento più volgare di questa riforma. Ci sono stati elementi di malcostume nella magistratura, è vero. Anche nella politica. E quindi nominiamo per sorteggio i parlamentari? La verità è che si vuole determinare la costruzione di un organismo che poi è sottoposto al carisma intimidatorio del Governo e segnatamente del ministro di Giustizia da un lato e di quello degli Interni dall’altro. Questa è una regressione autoritaria».

Come vede il 41 bis nelle carceri sarde?

«La conferma di quello che la destra pensa da sempre della Sardegna: una discarica a disposizione del Paese. Immagino non solo le problematiche legate alla concentrazioni di mafiosi ma al trasferimento di molti detenuti sardi in Continente. La pena viene inflitta anche alle famiglie. Una porcata contro la Sardegna e la violazione di un principio costituzionale, quello dell’umanità della pena».

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