Intervista

Vannacci: «Vogliamo riportare l’Italia nella giusta direzione» 

Il generale non boccia Meloni: «Ma i princìpi non sono negoziabili» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La spinta dei 2mila iscritti a Futuro Nazionale sarà poderosa. Ma alla Fiera di Cagliari oggi il Generale non potrà esserci. Al contrario del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, e di quello sardo, il sindaco di Villasimius Gianluca Dessì. Durante la convention sarà proclamata una delegazione che il 13 e 14 giugno a Roma parteciperà alla costituente nazionale del partito. Roberto Vannacci affiderà il suo pensiero a un messaggio: è quasi certo che con Cagliari si collegherà al telefono. «Sono legato con il sangue alla Sardegna», dice il generale Vannacci. «Mio nonno era della Maddalena, ho una casa a Costa Rei che cerco di raggiungere non appena posso. Sarebbe stato bello tornare nel mio angolo di Paradiso, ma gli impegni che ho a Roma, oltre che a Strasburgo e a Bruxelles nell’Europarlamento, mi costringono lontano».

Come si spiega l’appeal del suo movimento?

«C’è una grande fetta di elettorato che vuole un cambio di marcia nella politica. Non può essere solo un gioco di potere, una continua ricerca della mossa del cavallo. Deve rappresentare le istanze dei cittadini».

Con Salvini ha chiuso anche per questo?

«Il problema non è Salvini, ma il partito nel quale ero, che ha tratto totale incoerenza: la ravvisiamo anche nelle risposte in arrivo dall’alleanza di centrodestra. Romeo, uno dei dirigenti della Lega, ha affermato che loro non si vorrebbero alleare con noi. Ricordo Occhiuto, uno dei dirigenti di Forza Italia, ha spiegato che, chi mi segue, sbaglia. Moratti, altra dirigente azzurra, ha detto che i loro valori sono totalmente diversi dai miei. Come mai tutte queste situazioni non si sono mai rivelate quando ero vicesegretario federale della Lega? Io le mie posizione non le ho mai cambiate».

Non vi siete lasciati bene.

«Mi sono trovato in un partito che diceva di essere sovranista a momenti alterni, che voleva difendere la famiglia naturale, ma che poi invitava esponenti del mondo LGBTQ+ alle riunioni interne. La Lega in Europa chiedeva di fermare gli armamenti a favore dell’Ucraina, ma poi ha votato il decreto armi in Italia. Ecco perché mi sono convinto a creare un mio soggetto politico, in aderenza ai principi e agli ideali ai quali ho sempre fatto riferimento. Chi ha tradito è qualcun altro, non io».

La politica però costa. Ha qualche sponsor?

«Il nostro è un movimento che nasce dal basso e pertanto non abbiamo alcuna spesa. Certo, abbiamo qualcuno che molto generosamente ha fatto donazioni di rilevanza medio bassa. Tuttavia stiamo sfatando il credo secondo cui se non ci sono miliardi non si può fare politica».

Vannacci è alternativo a Giorgia Meloni o governerà con lei?

«Io voglio portare avanti principi, ideali e valori che non sono negoziabili. Se c’è qualcuno che vuol far fallire la destra non sono di certo io, ma quei dirigenti dell’alleanza di centrodestra che sostengono di non voler parlare con me».

E lei come si pone?

«Sono quel sestante che rifà l’angolo di rotta dell’imbarcazione. L’alleanza di centrodestra ha perso la direzione che aveva all’inizio della legislatura. Bisogna riportarla sulla rotta originaria, su quei principi che ha espresso prima di essere eletta e che adesso non sta conseguendo. Aderisce a Futuro Nazionale chi non si sente più rappresentato da questa coalizione che ha sbagliato candeggio e che quindi si è slavata e sbiadita. Sono molti».

Che voto dà alla premier?

«Non assegno voti a nessuno. Questo Governo ha avuto dei meriti, non è che ha sbagliato tutto, il problema è che si è perso per strada. A Meloni riconosco di essere una leader e carismatica, che ha fatto rinascere la voglia di una certa politica, pur non riuscendo a centrare molti degli obiettivi che si era posta. Futuro Nazionale vuole rinforzare questa destra, farla diventare più autentica e orgogliosa. Senza bisogno di rinnegare nulla anzi, con l’obiettivo verso il futuro, per riportare l’Italia dove si merita».

Una possibilità che lei corra da solo c’è.

«Io non faccio giochi di palazzo o di poltrone, non miro a una partecipata nazionale. Io voglio rifare grande l’Italia: abbiamo delle linee rosse che non sono negoziabili. E sono i nostri principi e i nostri valori: senza, andremo da soli».

Sa dell’assalto delle rinnovabili alla nostra Isola?

«Sono contrario all’esaltazione di queste energie rinnovabili perché non lo sono. Ma dobbiamo difendere il valore aggiunto dell’Italia e della Sardegna: non possiamo distruggere la bellezza delle nostre terre in nome delle energie rinnovabili. Quanto all’Isola, tutti sanno che è dominata dal vento, ma non distruggiamola con le turbine eoliche a terra e in mare».

Come giudica la Giunta Todde?

«Sono molto critico. A partire dalla continuità territoriale, fino all’incapacità di prendere le decisioni necessarie. La sciatteria dimostrata in occasione della sua destituzione, poi, rasenta il menefreghismo. Al di sopra di ogni legge e di ogni regola».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?