Per l’Asl una mossa vincente – resa necessaria per far spazio al nuovo Ospedale di comunità – per operatori e utenti, invece, un compromesso mal riuscito. Ieri, per la prima volta, il Centro di vaccinoprofilassi ha aperto i battenti nei nuovi ambulatori al terzo piano del corpo centrale del Binaghi, mostrando fin da subito le criticità già segnalate da sindacati e operatori, che avevano tentato invano di fermare il trasferimento.
Il debutto tra i disagi
Non usa mezzi termini Paolo Cugliara, segretario provinciale della Fials, nel definire il trasferimento una «scelta scellerata». Gli spazi del terzo piano, secondo il sindacalista, si rivelano «inadeguati e insufficienti: parliamo di strutture sanitarie obsolete. I disagi che si stanno verificando erano attesi, a partire dalla mancanza di una sala d’attesa dignitosa». Per tutta la mattina di ieri, genitori con neonati al seguito e anziani hanno atteso il proprio turno in un androne: uno spazio privo di sedie a sufficienza e affacciato direttamente su una tromba delle scale. «Una madre mi ha chiamato subito chiedendomi: “Ma dove ci avete mandato?” – racconta Cugliara –. Sono comprensibili le paure dei genitori: temono che i bambini possano correre verso le scale, per non parlare delle continue correnti d’aria». Per correre ai ripari, a fine giornata è arrivato il cambio di rotta: la decisione di adibire uno degli ambulatori – «preziosissimo per l’attività clinica» – a sala d’aspetto. «In questo modo gli spazi operativi si riducono ancora. È stato un trasferimento fatto in fretta, senza considerare elementi fondamentali», incalza il sindacalista.
Documenti e farmacia
Oltre ai problemi strutturali, c’è il nodo critico della documentazione. «Quando qualcuno avrà necessità dei certificati vaccinali storici, sorgeranno i veri problemi», avverte Cugliara. Il motivo? Una gestione logistica dell’archivio frammentata: «Una parte degli scatoloni è stata stipata nell’ex casa del prete, all’interno del presidio. L’altra, e qui la situazione si complica, è finita per errore nelle sedi periferiche del Servizio». In termini pratici: «Le cartelle di alcuni pazienti cagliaritani potrebbero trovarsi a Selargius o a Sestu. Recuperarle sarà una lotteria».
Il primo giorno ha riportato a galla anche la preoccupazione per la gestione dei vaccini. «Metà dei frigoriferi è rimasta nella vecchia sede – spiega il segretario Fials –. Questo costringerà gli operatori a fare la spola tra un ufficio e l’altro, muovendosi tra i cantieri e una viabilità interna difficile». Tra gli operatori cresce l’apprensione su chi dovrà concretamente occuparsi del trasporto dei farmaci, presumibilmente a bordo di una Panda, da un capo all’altro del complesso ospedaliero. Tema che si lega, ancora una volta, alle preoccupazioni legate all’insufficienza di personale sanitario.
«La sensazione – e conclude Cugliara – è che tutto questo finirà solo per danneggiare un servizio che prima funzionava».
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