il verdetto

Usa, i giudici cancellano i dazi 

Per la Corte Suprema il presidente Trump «non aveva il potere di imporli» 

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Washington. Sei voti a favore e tre contrari. Con questi numeri la Corte Suprema americana ha annullato l’International emergency economic powers act, con cui Donald Trump aveva imposto i dazi al mondo. Adesso sono in ballo rimborsi per quasi 200 miliardi di dollari, oltre a una stangata per i conti pubblici stimata tra i 2.500 e i 3.000 miliardi. Furioso il presidente: «Questa è è vergogna per il Paese». Quindi l’annuncio di «un 10% in più di tariffe in più per tutti, senza l’autorizzazione del Congresso». Intanto da Bruxelles viene espressa la volontà di vederci chiaro sulla decisione dei giudici: l’accordo siglato a luglio in Scozia potrebbe essere congelato.

Il provvedimento

Dunque, i dazi di Trump non esistono più. Li ha cancellati la massima Corte Usa, secondo cui i sovrapprezzi sulle merci in arrivo dall’estero non potevano essere imposti attraverso una legge prevista per le emergenze nazionali. La decisione potrebbe avere adesso un impatto significativo sull'economia statunitense, già in rallentamento alla fine del 2025 quando il Pil del quarto trimestre è cresciuto solo dell'1,4%. La sentenza è arrivata dopo i ricorsi di oltre mille le aziende che hanno fatto causa alle tariffe di Trump e con la decisione di ieri sperano ora di poter riavere indietro le somme pagate. Tra le imprese che hanno portato in tribunale i dazi ci sono anche CostCo o EssilorLuxottica.

Momento difficile

Per l’economia Usa la fase è delicata. Oltre alla crescita bassa c’è l’inflazione che vola al 2,9%, col rischio di legare le mani alla Fed. Insomma, il “Liberation day”, che doveva far tornare grande l'economia americana, si sta trasformando in un boomerang. È come se si stesse avvicinando pericolosamente la profezia di tanti, fra cui il Nobel Paul Krugman, secondo cui il protezionismo del tycoon avrebbe portato nient'altro che stagflazione. Per Trump è stato un giorno nero, mentre le Borse europee hanno apprezzato la decisione della Suprema Corte: Parigi +1,39%, Francoforte +0,87%, Milano +1,48%. Anche New York, prima indebolita dai dati su Pil e inflazione, ha accelerato dopo la sentenza: sul finale Dow Jones a +0,42% e Nasdaq a +0,98%.

La reazione

Dure le parole con cui il presidente americano ha accolto la sentenza. «Onestamente, non mi può importare di meno se vengano o no», ha detto Trump sui giudici, in riferimento al fatto che li aveva invitati a partecipare martedì prossimo al suo discorso sullo Stato dell'Unione. Tra i sei che hanno votato a favore della cancellazione dei dazi ci sono anche tre conservatori, di cui due nominati dallo stesso presidente durante il suo primo mandato. Adesso l’annuncio di un nuovo aumento delle tariffe invocando una legge dell'era Nixon, perché la decisione della Corte «mi ha reso più potente di prima», ha detto il capo della Casa Bianca.

Posizione europea

Tra le cancellerie europee la decisione della Corte Suprema ha generato innanzitutto molta confusione. La domanda adesso è una: che valore ha l'intesa firmata da Ursula von der Leyen e Trump se l'imposizione di dazi è stata considerata giuridicamente inammissibile? A Palazzo Berlaymont ci si muove tra fermezza e prudenza. «Restiamo in stretto contatto con l’Amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza», ha spiegato un portavoce. E se l’Esecutivo tiene ancora bassi i toni, Parigi e Madrid hanno chiesto maggiore fermezza proprio alla Commissione Ue. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha invece provato a derubricare la questione dicendosi convinto che «non ci saranno grossi cambiamenti». Hanno esultato socialisti, liberali e verdi. Silenti invece popolari e conservatori che avevano sostenuto convintamente l’accordo in Scozia, definendolo necessario e indispensabile per l’Europa.

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