Il progetto.

Uno stadio attivo tutto l’anno 

Non solo calcio nel nuovo impianto: hotel, centro benessere e concerti 

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Uno stadio da 30.076 spettatori, che potrà ospitare attività 7 giorni su 7 e che punta a diventare un riferimento non solo regionale. Il nuovo impianto del Cagliari, dopo le ultime questioni risolte nella riunione di mercoledì in Comune, ora comincia ad avere una forma concreta. In attesa che partano i lavori, non più distanti.

Non sarà quindi uno stadio solo per il calcio. Il progetto prevede hotel, centro benessere, uffici, sale per meeting e congressi, un museo del Cagliari Calcio e la possibilità di ospitare concerti e altri eventi: una serie di opzioni potenzialmente illimitate, che renderanno la nuova casa del club rossoblù fruibile tutto l’anno. E con l’Unipol Domus che non sarà demolita, ma resterà (con la Main Stand) come secondo campo cittadino.

Il percorso

La strada è tracciata. Mercoledì l’accordo sul canone di concessione: il Cagliari pagherà al Comune 150mila euro all’anno. La società del presidente Tommaso Giulini, a giorni, depositerà un nuovo aggiornamento del Piano economico-finanziario che la Giunta (già ad aprile) dovrà valutare e approvare. Poi, in Consiglio, il via libera su diritto di superficie e pubblico interesse.

Superati questi passaggi burocratici sarà il momento della gara pubblica internazionale, fra giugno e luglio. Una volta assegnati i lavori, si potrà demolire il Sant’Elia (in tal senso il Comune ha stanziato 10 milioni) e a seguire costruire lo stadio (giugno 2027, con conclusione 4 anni dopo).

Gli Europei

Tutte queste tempistiche rispettano in pieno le richieste dell’Uefa, che alla riunione di mercoledì ha partecipato col nuovo Executive Director per Euro 2032 in Italia, Michele Uva. Entro luglio, il Comune dovrà inviare la documentazione completa alla Figc: il cronoprogramma prevede che, per formalizzare la candidatura, il progetto debba essere già approvato e finanziato.

A ottobre, l’Uefa sceglierà le 5 sedi in Italia (e le altrettante in Turchia), con l’Allianz Stadium di Torino a oggi unico impianto certo. Cagliari, che ha già ospitato Italia ‘90 al Sant’Elia, punta a esserci: in ogni caso, il nuovo stadio sarà uno dei più moderni di tutto il Paese, visto che negli anni sono stati pochissimi i club capaci di costruirne uno di proprietà.

Un modello

«Sarà un esempio per tutti i futuri stadi di medie dimensioni», ha dichiarato il presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Maria Simonelli, al termine della riunione di mercoledì. E la sua presenza a Cagliari, peraltro direttamente di rientro dalla Bosnia dove aveva assistito all’eliminazione dell’Italia, evidenzia come i vertici del calcio italiano siano molto interessati al progetto del nuovo stadio di Cagliari.

Avrà un costo di 218 milioni di euro Iva inclusa (di cui 50 milioni della Regione – come compensazione alla rinuncia sul centro commerciale – e i 10 del Comune). Gli skybox saranno 26, più 4 suite e 8 aree hospitality ai lati del campo. Oltre 5mila i parcheggi, gratuiti. Potrà generare ricavi 7 giorni su 7: stando al Pef, l’impatto stimato per la città fra il 2026 e il 2075 è di circa 1,1 miliardi.

Traguardo a un passo

«Il rischio più grande era non fare lo stadio», afferma Maurizio Fiori, vicepresidente del Cagliari e nuovo investitore nel club. «Saremmo rimasti indietro, senza poter ospitare ciò che porterà la città a un livello globale. Sarà un orgoglio poter contribuire a questo rush finale».

«Un investimento da 200 milioni in Sardegna ha un peso differente rispetto ad altre realtà», ricorda il sindaco Massimo Zedda. «Ho apprezzato da subito la serietà e la concretezza del Cagliari, che ha presentato un vero oggetto architettonico: ora dobbiamo realizzare lo stadio, e dobbiamo correre». Senza più intoppi.

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