Istruzione

Università, un futuro con meno studenti 

L’Ateneo affronta il calo demografico: focus non solo sui giovani, servizi e corsi più attrattivi 

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Le università del futuro dovranno fare i conti con studenti che non ci saranno. Il calo demografico è già scritto: entro il 2040 la Sardegna perderà un terzo dei potenziali universitari, con una riduzione del 33 per cento destinata a salire al 45 per cento entro il 2050. Una dinamica irreversibile: quei futuri studenti, oggi, sarebbero già dovuti essere nati. È lo scenario tracciato ieri nell’Aula magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari durante l’incontro “Le sfide per l’Università in Italia”, organizzato da Talents Venture in collaborazione con l’ateneo cagliaritano.

Fasce di età

«Il declino demografico è il primo dei quattro grandi cambiamenti che stanno trasformando il sistema universitario», spiega Carlo Valdes, responsabile analisi dati di Talents Venture. «La popolazione tra i 18 e i 21 anni diminuirà in modo significativo e il futuro delle università passerà dalla capacità di adattarsi a questo nuovo scenario».

Un ruolo sempre più rilevante sarà giocato dagli adulti. La fascia tra i 30 e i 55 anni rappresenta oggi il 31 per cento della popolazione isolana, ma solo il 2 per cento frequenta un percorso accademico. «Uno dei bacini su cui gli atenei dovranno lavorare è proprio quello degli adulti, che oggi sono quasi fuori dalle aule ma rappresentano una risorsa importante», sottolinea Valdes.

Aiuti per chi ricomincia

Una delle possibili risposte arriva dalle politiche regionali. L’assessora all’Istruzione Ilaria Portas punta sul reddito di studio (Rest), approvato a marzo con un finanziamento di 3 milioni di euro annui, che prevede un sostegno economico per chi torna a formarsi dopo aver interrotto il percorso per motivi di lavoro. «Consentirà ai maggiorenni di ottenere la licenza media, il diploma o la laurea con un sostegno economico dedicato», spiega l’assessora: «Sarà attivo dal prossimo settembre e fornirà gli strumenti per formarsi nella maniera adeguata».

Un’altra partita si gioca sulla capacità di trattenere gli studenti sul territorio. I dati mostrano che il 28 per cento degli studenti magistrali sardi sceglie di proseguire gli studi fuori regione, mentre per i corsi triennali la quota si ferma al 14 per cento. Un fenomeno che alimenta la competizione tra atenei e che rende sempre più centrale il tema dell’attrattività dei corsi e dei servizi.

Segnali di tenuta

In questo scenario complesso, l’Università di Cagliari mostra però segnali di tenuta, con numeri che raccontano una crescita graduale dell’offerta formativa e degli iscritti.

Nel 2025 l’ateneo conta 101 corsi di studio complessivi, tra lauree triennali, magistrali e a ciclo unico. «Negli ultimi anni – spiega il prorettore alla didattica, Ignazio Putzu – all’aumento dei corsi ha sempre corrisposto un aumento degli immatricolati». Un dato significativo se confrontato con il minimo storico registrato nel 2016, quando i corsi erano scesi a 67.

Per il terzo anno consecutivo, l’università del capoluogo isolano registra un incremento degli immatricolati, mentre il numero complessivo degli iscritti è tornato poco sopra le 26mila unità, confermando una tendenza positiva nonostante il contesto demografico sfavorevole.

Corsi a distanza

Nel contempo le università telematiche crescono e cambiano gli equilibri dell’istruzione superiore, conquistando sempre più studenti. Un’espansione che per il rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, pone però un problema di fondo: «Questi percorsi – sottolinea – hanno lo stesso valore legale delle università statali anche nei concorsi pubblici, ma si tratta di modelli molto diversi per impostazione e rapporto tra docenti e studenti. Bisognerebbe togliere valore legale al titolo offerto da questi corsi».

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