Il simbolo di quella prima scintilla scoccata il 10 maggio 1997 è la Cripta di Santa Restituta, a Stampace. L’ipogeo in parte naturale e in parte scavato nella roccia, utilizzato anche come rifugio antiaereo, proprio grazie a quell’iniziativa è tornato a essere vissuto, raccontato, condiviso. Un’intuizione di cinque ragazzi, all’epoca neppure trentenni, i giornalisti Vito Biolchini, Massimiliano Rais e Massimiliano Messina, il tecnico teatrale Giuseppe Crobu e il funzionario del Consiglio regionale Armando Serri, che sulla scalinata della chiesa di Sant’Anna immaginarono di aprire alla città spazi sconosciuti al grande pubblico e, spesso, in stato di abbandono. Proprio come la Cripta di Santa Restituta, che fino ai primi anni Novanta era luogo completamente abbandonato. Un’intuizione, si diceva. Che incontrò subito il consenso dell’assessore alla Cultura dell’epoca, Gianni Filippini (ex direttore dell’Unione Sarda, scomparso nel 2022). Ventinove anni fa, l’edizione numero uno di Monumenti Aperti (all’epoca organizzata dall’associazione Ipogeo, oggi Imago Mundi) fu un bagno di folla: 30mila visitatori. Ogni anno quel numero cresce. Come i cinque ex ragazzi che, senza saperlo (all’epoca) hanno rivoluzionato la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale, prima in Sardegna poi in tutta Italia. ( ma. mad. )
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