In Libano si spara anche contro i caschi blu dell’Onu. Tre aggressioni armate contro altrettante pattuglie, in tre diverse località nel sud del Paese, ieri, con i militari dell’Unifil che in due casi hanno risposto al fuoco: le responsabilità non sono state chiarite, anche se si parla di azioni di «gruppi non statali». Mentre secondo i media di Beirut sarebbe israeliana la fonte dell’attacco messo a segno nella tarda serata di sabato contro una base della missione nata per cercare di mantenere la pace tra i miliziani sciiti di Hezbollah e l’esercito di Tel Aviv. L’unica certezza è che negli episodi legati all’escalation vicino al confine non sono rimasti coinvolti militari italiani: i soldati della Brigata Sassari, operativi nel settore Ovest della Blue Zone che separa i contendenti, non hanno subito alcuna conseguenza.
Il report Unifil
La notizia degli attacchi è stata divulgata in un report ufficiale rilasciato ieri pomeriggio dall’Unifil: «I caschi blu sono stati bersagliati da colpi d'arma da fuoco, probabilmente da gruppi armati non statali, in tre diverse occasioni, mentre svolgevano pattugliamenti intorno alle loro basi di Yatar, Dayr Kifa e Qallawiyah». Località del settore ovest della missione ma distanti da Shama dove, nella base Millevoi, sono dislocati i Dimonios che guidano le operazioni nell’area. A Yatar, viene sottolineato nella nota, «i colpi sono arrivati a soli cinque metri dai caschi blu. Negli altri due episodi, le fonti di fuoco si trovavano rispettivamente a circa 100 e 200 metri di distanza». Due pattuglie hanno risposto al fuoco per autodifesa e «dopo un breve scambio di colpi, hanno ripreso le loro attività programmate. Nessun militare è rimasto ferito», è la rassicurazione.
La condanna
Non è la prima volta che i soldati della missione di pace (che pare ormai naufragata) finiscono sotto il fuoco di una delle parti in conflitto. Il 22 novembre 2024 quattro sassarini erano rimasti lievemente feriti per l'esplosione di un razzo libanese. Ma gli episodi erano sempre stati classificati come “errori”. Gli attacchi di ieri sono stati invece deliberati: «La presenza di armi non sotto il controllo statale nell'area di operazioni dell'Unifil costituisce una violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza» dell’Onu, che stabilisce la non belligeranza tra Libano e Israele. Invece le Nazioni unite si trovano a dover definire «inaccettabile che i caschi blu impegnati in compiti sanciti dal Consiglio di Sicurezza siano presi di mira. Qualsiasi attacco», viene ricordato, «costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e può configurarsi come crimine di guerra». Un nuovo appello alla de-escalation. Ma la tensione continua a salire, nonostante gli sforzi diplomatici.
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