Budapest

Ungheria al voto, è sfida aperta al regno di Orban  

Oggi il Paese sceglie il nuovo governo Il leader di Tisza favorito nei sondaggi 

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Budapest. L'ultima luna della campagna elettorale di Peter Magyar è quella di Debrecen. L'ultimo palco, l'ultima spinta prima delle urne, nel cuore dell'Ungheria orientale che per anni ha votato compatta per Viktor Orban. «Dal 13 aprile l’Ungheria sarà una democrazia. Non illiberale e nemmeno popolare: semplicemente uno Stato di diritto democratico», ha scandito il leader di Tisza chiedendo alla sua folla un mandato pieno. Non basta vincere, ha insistito: per «smantellare il regime di Orban» e «varcare le porte della storia insieme» riscrivendo le regole - a partire da una nuova Costituzione da sottoporre a referendum popolare - serve «la maggioranza dei due terzi».

Rivali

Un proclama che si è trasformato in sfida a distanza, trovando, 235 chilometri più a ovest, la replica del premier al suo gran finale davanti a piazza della Trinità, ai piedi del castello di Buda. Messo all'angolo da sondaggi che lo pongono sul crinale più incerto del suo lungo potere, il leader di Fidesz non si è lasciato scoraggiare: «Siamo in tanti, riconquisteremo anche Budapest e mostreremo quanto è forte la destra», ha assicurato, rivendicando un modello «civico, cristiano e nazionale» costruito in sedici anni di leadership. E alzando lo sguardo oltre i confini: Donald Trump «è con noi», ha ricordato, ringraziando per l'endorsement del presidente americano pronto a mettere «tutta la potenza economica» degli Stati Uniti al servizio dell'alleato magiaro.

I numeri

Il voto muoverà l'intero Paese: oltre 8 milioni di elettori, 199 seggi in palio, un sistema ibrido tra collegi uninominali e liste. L'affluenza si preannuncia alta, con la possibilità di superare il 70% registrato nel 2022, trainata soprattutto dai più giovani - oltre 181mila al primo voto - e dai circa 500mila ungheresi all'estero, tra i quali iniziano a emergere segnalazioni di difficoltà nelle operazioni di voto.

La vera linea del fronte resta la soglia dei due terzi: la chiave per Magyar per cambiare tutto, l'argine per resistere per Orban. La retorica è da ultima chiamata, speculare e frontale. «Non solo il Tisza scorre, ha già esondato in tutto il Paese», ha ripetuto Magyar richiamando il fiume Tibisco che dà il nome al suo progetto politico, evocando un'onda pronta a travolgere corruzione e opacità.

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