Santa Lucia.

«Una rete tra noi e il vuoto» 

L’ira dei residenti nel rione popolare: Area ha lasciato il lavoro a metà 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Stiamo lavorando per voi», recita il cartello affisso sul ponteggio. Ma in realtà, ormai da settimane, nel quartiere popolare di Santa Lucia, non si vede più nessun operaio. I lavori nell’ambito del piano RinnovArea, che prevedono tra l’altro il rifacimento delle facciate, impianti e impermeabilizzazioni delle coperture, sono fermi da settimane, con buona pace dei residenti che devono fare i conti con i disagi. Non solo polvere, ma anche problemi di sicurezza. I balconi infatti sono stati buttati giù e adesso resta una piccola rete arancione e poi il vuoto.

I disagi senza fine

«Un pericolo evidente», dice Simone Marcia, 46 anni, «soprattutto perché qui ci sono anche tanti anziani e disabili. Hanno sistemato questo ponteggio e poi i lavori si sono fermati». Di fianco a lui, Mimmo Porcu, 41 anni, aggiunge: «Senza contare che ci avevano fatto togliere tutti i condizionatori, quindi fino a qualche settimana fa morivamo dal caldo e adesso staremo al freddo. Viviamo con una persona invalida che deve sopportare tutti questi disagi, per non parlare della polvere che entra in casa». Tra l’altro, se i lavori sono in ritardo in una palazzina, è prevedibile lo slittamento dell’intervento nelle abitazioni vicine. Appena arriveranno le piogge, significa fare i conti con infiltrazioni e umidità. «In casa mia hanno fatto un buco in cucina per mettere alcuni tubi», dice Giuseppina Pilia, 60 anni, «hanno levato il lavandino e poi non si sono più visti e io sono ancora in queste condizioni senza poter utilizzare la cucina. Abbiamo provato diverse volte a chiamare i numeri indicati nei cartelli sul ponteggio, ma non risponde mai nessuno».

Col cuore in gola

Graziella Paulis, 62 anni, ha la finestra con vista sul precipizio perché il balcone non c’è più. «Tanto che, per la paura, non faccio più venire a casa nemmeno mia nipotina di sei anni, basta un attimo perché cada giù». Al primo piano abita Luciana Podda, 78 anni , invalida. «Con questo cantiere eterno non posso più nemmeno uscire di casa perché non è sicuro», dice. «Ci hanno abbandonato».

I tempi tecnici

Da Area spiegano che, «dopo l’inizio dei lavori è emersa la necessità di una revisione del tipo di lavorazione nella messa in sicurezza dei balconi, che richiede una riprogrammazione dell’intervento». Necessari quindi, «tempi tecnici perché l’azienda e l’impresa possano impostare il nuovo lavoro. L’impresa ha in consegna il cantiere, e, con la supervisione della direzione dei lavori, garantisce e garantirà la sua sicurezza e il buon andamento dei lavori. Quando ci sono i muratori in casa, è normale patire dei disagi e quindi è comprensibile lo stato d’animo dei nostri inquilini. Dobbiamo pensare però che questo lavoro porterà ad avere un alloggio più bello, più funzionale e più sicuro». Siamo impegnati, assicura l’azienda, «perché i lavori possano proseguire secondo il cronoprogramma stabilito».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?