Stampace.

Una discarica al posto delle palazzine 

La denuncia: problemi igienici nel campo tra via Fara e via Santa Margherita 

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Un contenzioso lungo quasi trent’anni e una montagna di rifiuti. Questo è il passato e il presente del terreno, in parte privato in parte comunale, tra via Fara, via Santa Margherita e vico III Sant’Efisio, nel cuore di Stampace. Nella discesa che parte dall’ex Ospedale civile, un tempo passava anche via San Giorgio, una strada che conduceva all’omonima chiesa, di fronte alla parrocchia di Sant’Anna, demolita dopo i bombardamenti del 1943, ai quali aveva resistito. Di quel tempio ora rimane solo una targa in ricordo del vescovo cagliaritano nato nel quartiere.

La storia

Il degrado, fatto di macerie, rifiuti, abbandono, e condito dagli immancabili intoppi burocratici, inizia nel 1994, quando a guidare la città c’era il sindaco Mariano Delogu, che decise di demolire le palazzine pericolanti nella parte alta, quella confinante con vico Sant’Efisio. Andate via le ruspe, in quel pezzo di terreno dall’alto valore economico e storico si è materializzato il nulla cosmico. Progetti, accordi falliti tra proprietari, vincoli della Sovrintendenza portano allo stato di degrado attuale, l'unica attività è quella degli arcieri, concentrata nella parte bassa. Ora i proprietari delle palazzine demolite e del terreno lanciano un appello al Comune: «Incontriamoci per trovare una soluzione e porre rimedio a un degrado che sta causando seri problemi igienico sanitari». Giuseppe Migheli, del comitato di Stampace, era un proprietario di un appartamento nelle palazzine smantellate. «Ci hanno avvisato due giorni prima della demolizione, giusto il tempo di liberare l’abitazione. E non abbiamo ricevuto neanche una lira di risarcimento». Oltre il danno la beffa. «Il Comune ci ha anche multato per i rifiuti abbandonati, non certo da noi. Inoltre, in vico III Sant’Efisio, è stato costruito un muro che ci impedisce l’accesso al terreno».

La battaglia

Paolo Carlo Sau è proprietario di un’altra porzione del terreno. «È stato apposto un vincolo che disponeva pari altezze e pari volume nel sedime dove c’erano le palazzine». Nel 2011 Giunta e Consiglio comunale diedero il nulla osta a un progetto che prevedeva case e parcheggi. «La Regione chiese la doppia conformità e l’iter si bloccò, anche se su quei terreni paghiamo l’Imu».

La speranza

Don Franco Matta, parroco di sant’Anna, lancia un appello. «Il recupero di quell’area sarebbe una boccata d’ossigeno per un quartiere sempre più vecchio e poco popolato. È fondamentale porre rimedio allo scempio e che Comune e proprietari trovino una soluzione».

Superare l’abbandono

«L’area di via Fara è per la quasi totalità di proprietà privata; il Comune detiene una quota residuale all’interno del comparto», afferma Matteo Lecis Cocco Ortu, assessore all’Urbanistica. «I proprietari stanno lavorando a una proposta progettuale coerente con le previsioni del Piano particolareggiato del centro storico e in dialogo con la Soprintendenza, con cui è attivo un confronto costante». Il tema va affrontato con la massima cautela. «Parliamo di un ambito delicato, per posizione e valore urbano: è evidente che serve un progetto di alto livello, capace di restituire qualità architettonica e dignità urbana a uno spazio che oggi versa in condizioni di degrado. E sarà importante anche una elevata qualità degli spazi pubblici, molto importanti per il quartiere di Stampace. L’obiettivo – conclude l’assessore Cocco Ortu – è superare l’attuale situazione di abbandono attraverso una trasformazione che sia compatibile con il contesto storico e che contribuisca in modo concreto alla riqualificazione dell’area».

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