Monserrato.

Una città universitaria senza universitari 

Il legame mai nato con l’Ateneo e la sfida di Locci: «Col Puc cambierà tutto» 

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All'inaugurazione dell’anno accademico dell’Università, c’era anche l’amministrazione di Monserrato. Tra la città e l’ateneo c’è infatti un forte legame chiamato Cittadella Universitaria, che da trent’anni – il taglio del nastro risale all’8 ottobre 1996 – ospita le facoltà mediche e scientifiche oltre la 554. Così vicine ma così lontane: perché quello tra Monserrato e Cittadella è un rapporto non ancora valorizzato.

Realtà distanti

A legare le due realtà, oltre al collegamento viario attraverso il ponte “Emanuela Loi”, c’è poco altro. Mancano infatti i servizi in grado di sfruttare il potenziale del polo universitario, per esempio tavole calde e case dello studente. Opportunità su cui l’amministrazione è al lavoro. «La collaborazione tra Comune e Università c'è sempre stata, e deve rafforzarsi ancora di più», sostiene il sindaco Tomaso Locci. «Soprattutto con l’approvazione prossima del Puc, in cui ci sono tanti progetti da mettere in sinergia, perché diventerebbero un valore aggiunto e creerebbero indotto».

Il piano urbanistico

La chiave è insomma il Piano urbanistico. «Abbiamo inserito le richieste espresse dall'Università. Parliamo di servizi, impianti sportivi, residenze non solo per universitari, ma anche per professori, ricercatori, lavoratori», continua Locci. «C'è una zona dove intendiamo dare spazio a ristorazione, uffici, farmacie, locali, pub. Tutto quello che serve per rendere l'area appetibile, non solo agli universitari ma a tutti coloro che vogliono vivere in una nuova realtà con tanto verde». Condizione necessaria è l’ok definitivo al Puc, che deve arrivare dalla Regione. Un via libera che il Comune spera di avere a breve, visto che sono trascorsi ormai tre anni da quando lo strumento fu approvato dal Consiglio. Nell'attesa, secondo la minoranza, il rischio è che altri centri arrivino prima nello sfruttamento delle possibilità offerte dalla Cittadella.

Le critiche

«L’incremento di popolazione di circa il 10% di diverse città vicine, registrato mentre da noi si verificava una decrescita simile, deriva dal fatto che da quelle parti hanno avuto la possibilità di fare insediamenti», commenta il consigliere Efisio Sanna. «Monserrato invece non ha favorito nuovi insediamenti, e quindi chi sarebbe venuto qui è andato altrove. Se avessimo avuto una politica urbanistica adeguata, oggi conteremmo 30 mila abitanti». Secondo Sanna, «il Comune di Cagliari aveva commissionato studi urbanistici per la zona, nel periodo in cui Monserrato stava diventando autonoma, ma gli amministratori non li hanno mai presi in considerazione».

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