L’Aquila.

Una casa per i genitori del bosco 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

L’Aquila. Nathan e Catherine, i genitori della “famiglia del bosco”, stanno per trasferirsi nell’abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli. Lo ha annunciato il loro avvocato, Simone Pillon, che ieri ha visitato la struttura di Vasto dove il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha collocato, oltre sei mesi fa, i tre figli della coppia dopo la sospensione della responsabilità genitoriale. Intanto i periti di parte, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, hanno depositato le osservazioni al documento della Ctu nominata dal Tribunale. «Una vera e propria contro-perizia di oltre 300 pagine - ha detto Pillon - che mette in luce gli inemendabili e severi errori della perizia», dalla quale «emerge il tentativo di adoperare legittime scelte educative per fondare un pregiudizio di inadeguatezza». Pillon pensa che «ci siano i margini per collaborare e trovare insieme una strada che acceleri il percorso» e si è detto «grato ai consulenti per la preziosa attività svolta e le puntuali osservazioni redatte». Osservazioni che definiscono la perizia presentata da Simona Ceccoli «scientificamente nulla» e «tecnicamente» inaffidabile, evidenziando 15 criticità tra le quali la «mancata integrazione della valutazione» della Neuropsichiatria infantile, la «sottovalutazione del trauma da separazione» e una «assenza di osservazione diretta della relazione genitori-figli». I periti sottolineano che la competenza specialistica della Ctu in materia minorile non è «adeguatamente documentata», mentre i test somministrati ai bambini "dall'Ausiliaria" della stessa Ceccoli, ovvero la psicologa Valentina Garrapetta, sono stati scelti «in funzione dei limiti linguistici e operativi dell’Ausiliaria stessa». La relazione della Ctu, dicono, non può «essere utilizzata, neppure parzialmente» per definire «affidamento, responsabilità genitoriale, permanenza dei minori in collocamento extrafamiliare o prospettive di ricongiungimento familiare». Particolare rilievo assume «la mancata integrazione della valutazione della Neuropsichiatria Infantile. Le sue risultanze, significativamente favorevoli sul piano del legame emotivo, della qualità dell’interazione e della continuità affettiva, non vengono integrate nel percorso valutativo conclusivo».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?