Il caso.

Un muro d’omertà sulla morte di Mariano 

A un bivio le indagini sulla “festa pirata” a base di alcol e droghe sintetiche 

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È un vero e proprio muro di omertà quello che – a quasi un anno dalla tragedia – avrebbe impedito agli investigatori della Squadra Mobile di individuare con certezza i responsabili della morte di Mariano Olla, il 16enne di Sestu annegato davanti alla spiaggetta che costeggia il parcheggio “Cuore”, davanti all’ex stadio Sant’Elia, dopo una festa a base di alcol e droghe nella quale avrebbero preso parte decine di giovani. Il ragazzino era stato trovato senza vita la mattina del 14 giugno dello scorso anno da alcuni pescatori che, all’alba, erano usciti per andare a gettare le lenze. A gennaio l’inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Diana Lecca, aveva fatto emergere elementi che hanno fatto pensare a una svolta imminente, ma poi il muro d’omertà avrebbe respinto qualsiasi tentativo di ricostruire con chiarezza l’accaduto e le relative responsabilità.

L’indagine

A lavorare sull’inchiesta ci sono la Procura della Repubblica e quella per i Minori, visto che tante delle persone presenti quella notte alla festa non erano maggiorenni, esattamente come la vittima, che poi l’autopsia ha accertato essere morta per annegamento. L’ipotesi formalizzata dalla pm Lecca, sin dalle prime ore dopo il ritrovamento del corpo, era quella dell’omissione di soccorso e della morte come conseguenza di altro reato. Per essere chiari, secondo la Procura il 16enne si sarebbe immerso nel corso della festa e, pur sentendosi male, non sarebbe stato aiutato dagli amici. Ma cosa può aver causato il malessere fatale? L’ipotesi è che durante il rave party ci sia stato da parte di tutti un abuso di superalcolici e anche di sostanze stupefacenti, in particolare droghe sintetiche. Gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Davide Carboni, hanno cercato di ricostruire nel dettaglio cosa accaduto quella notte, cercando anche di capire chi abbia portato le droghe e chi le possa aver cedute ai tanti minori presenti.

Due filoni

E se da una parte uno dei filoni d’indagine, quello per identificare gli organizzatori di una festa non autorizzata, sembra aver avuto dei riscontri, quello che puntava ad ottenere l’identikit e i nomi di chi stesse spacciando droghe sintetiche in spiaggia si è schiantato contro un muro di silenzio, anche di quelli che si pensava fossero amici di Mariano Olla. Nei verbali redatti dagli agenti spiccherebbero i «non ricordo», «non ho visto», «non saprei», «me ne ero già andato». Insomma, nessuna delle persone sentite si sarebbe accorta non solo che il 16enne si fosse sentito male, ma anche che di punto in bianco si fosse dileguato. Un muro di omertà, visto che in spiaggia – secondo la ricostruzione degli investigatori – quella notte ci sarebbero state tra le 150 e le 180 persone, con decine e decine di minorenni.

Si rischia l’archiviazione

Nonostante la scarsa collaborazione, gli investigatori della Mobile avrebbero ricostruito molti dettagli di quella tragedia, anche utilizzando le immagini e i video dei telefoni cellulari sequestrati a vari ragazzi presenti quella nottata a Sant’Elia. Alla fine sono stati anche identificati alcuni maggiorenni che hanno preso parte alla “festa pirata”, ma per ora nessun elemento chiaro e certo sarebbe emerso in merito alla loro responsabilità sull’eventuale cessione di alcolici o stupefacenti ai minori, primo fra tutti il giovane sestese. Tra meno di un mese la pm Diana Lecca dovrà tirare le somme e si troverà davanti ad un bivio: chiedere una proroga delle indagini per proseguire gli accertamenti, oppure – se non emergessero elementi certi e testimonianze solide – sarà costretta a chiedere al gip l’archiviazione.

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