«Un fiume di acqua rossa fuoriesce da una vasca di raccolta della discarica di Genna Luas, si riversa sui canali di scolo, raggiunge una strada sterrata e poi sfocia nel rio Santa Barbara, affluente del rio Cixerri. Un disastro ambientale di proporzioni che non riesco ancora a definire. Siamo sconcertati». Nemmeno nei peggiori incubi Mauro Usai, presidente della Provincia del Sulcis che da decenni fa i conti con le emergenze ambientali ereditate da un passato industriale che ha lasciato macerie e disoccupazione, poteva pensare di dover fronteggiare una nuova emergenza che mette a rischio falde acquifere, coltivazioni, salute e ambiente. Un’emergenza che ora Usai cerca di fronteggiare con le prime due ordinanze: una da presidente della Provincia che impone alla Portovesme srl di trovare una soluzione, una da sindaco di Iglesias che, cautelativamente, blocca l’utilizzo dell’acqua che arriva dai corsi d’acqua contaminati e il lavoro nei campi della zona sino a quando non si avrà contezza dei danni subiti.
Il sopralluogo
Nell’ordinanza “contingibile e urgente” indirizzata alla Portovesme srl pubblicata nell’albo pretorio della Provincia del Sulcis Iglesiente c’è la sintesi della giornata di martedì 10 febbraio, data scelta da tecnici e consulenti della Provincia per fare un sopralluogo di verifica su un impianto di trattamento di cui era stato chiesto l’adeguamento (richiesta esaudita) ma che si è chiusa nel peggiore dei modi quando un consulente ha chiesto di poter ispezionare una vasca di raccolta presso il deposito di piriti ai piedi della discarica. Giunti alla vasca infatti, di un’area di dieci metri per quindici e profonda circa due metri è stato possibile appurare che il continuo apporto delle acque provenienti dal canale di guardia ai piedi della gabbionata che sta alla base della discarica aveva provocato la tracimazione di un liquido rossastro sul suolo: «Acque rossastre che si sono rivelate acide – si legge nell’ordinanza – le quali defluiscono in un pozzetto, attraversano la strada vicinale e si riversano in un canale che confluisce sul rio Santa Barbara, affluente del rio Cixerri». Una scoperta per la quale la Provincia ha chiesto l’immediato supporto di Arpas e Corpo Forestale poiché è stato stabilito che questo sversamento di acqua mista a acido solforico «rappresenta un pericolo attuale e imminente per l’ambiente, il suolo, le acque superficiali e sotterranee», per il quale occorrono «interventi immediati per prevenire danni irreversibili». Da cui la richiesta di «svuotamento totale della vasca e successivo smaltimento nel più breve tempo possibile».
La deroga
L’ordinanza è molto chiara: «La Portovesme srl è obbligata a smaltire l’intero quantitativo di rifiuto liquido stoccato nel più breve tempo possibile, e comunque entro e non oltre quindici giorni dalla notifica dell’ordinanza, presso impianti autorizzati, producendo entro tale termine documentazione comprovante». Non è tutto, alla Portovesme srl viene chiesto anche di garantire il monitoraggio delle vasche e di inoltrare report giornalieri a Provincia, Arpas e Corpo forestale. Non è stato reso noto se telecamere e avvisi sonori che in passato tenevano la situazione sotto controllo siano ancora attivi, si tratta di dettagli che saranno sicuramente presi in esame da chi si sta occupando della vicenda per la quale ieri la Provincia ha ricevuto le prime risposte dalla Portovesme srl in cui si comunica che la situazione di emergenza è dovuta al maltempo delle ultime settimane: «La vasca di raccolta del percolato delle piriti si è riempita in tempi insolitamente brevi con la conseguenza che il canale di raccolta del cumulo piriti e delle acque piovane si sono, a loro volta, riempite sversando il liquido ivi contenuto nel suolo». Un problema, considerato che piove ininterrotamente da due mesi, che al momento rende impossibile quantificare con precisione il grave danno ambientale.
I campi
In qualità di sindaco di Iglesias, ieri sera, Mauro Usai ha emesso una seconda ordinanza a tutela della salute pubblica, del bestiame e delle coltivazioni: in via cautelativa è vietato a agricoltori, allevatori e a chiunque viva in zona l’utilizzo dell’acqua del rio Santa Barbara, affluente del Cixerri e dei pozzi ad esso limitrofi. Qualunque utilizzo deve essere assolutamente bloccato: «Purtroppo – dice Usai – al momento non abbiamo altre strade per garantire la sicurezza».
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