Fluminimaggiore.

Un centro di aggregazione, prima pietra dell’Happy Village 

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Il progetto Happy Village inizia a prendere forma ma ora servono ulteriori risorse economiche, per andare avanti con il restauro e la riconversione di un centro di aggregazione sociale del primo edificio acquistato dalla cooperativa di comunità.

Nei giorni scorsi il presidente della Cooperativa di comunità e impresa sociale Fluminimaggiore, l’ex sindaco Marco Corrias, ha lanciato una raccolta fondi attraverso la piattaforma Eppela. «Di recente abbiamo acquistato uno storico edificio nel centro del paese, attraverso un prestito. – spiega - L’acquisto possiamo consideralo la posa della prima pietra del nostro progetto Happy Village. L’idea è di realizzare lì una specie di centro di aggregazione sociale, offrendo anche dei servizi, che contribuiscano a fare un piccolo grande salto verso il contrasto allo spopolamento e alla piaga della disoccupazione». L’edificio è quello ubicato di fronte alla centralissima piazza Dei Caduti, un tempo delle sorelle Amelia e Linda Matta, che sino a primi anni ’80 hanno ospitato la prima gelateria del centro ex minerario, con annesso il negozio di alimentari. «Sono state due attività commerciali significative per la storia del nostro paese - aggiunge - per questo stiamo costruendo un luogo dove le mamme con i bimbi piccoli possano incontrarsi e scambiarsi, secondo le loro esigenze, il ruolo di custodi dei figli in una sorta di asilo sociale spontaneo. Un punto d’incontro per gli studenti con postazioni internet e dove gli anziani possano navigare nella rete, con corsi gratuiti tenuti da giovani volontari. Naturalmente l’iniziativa dovrà sostenersi poi da sola, per questo saranno offerti ulteriori servizi che al momento a Flumini non troviamo. Tutto questo, rientra pienamente nei principi base del progetto Happy Village, ovvero, creare più servizi per ospitare nella nostra comunità i pensionati facoltosi del Nord Italia e del Nord Europa». Le spese per la realizzazione del centro sono, però, considerevoli. «Non siamo una società privata che punta a fare business. Siamo una cooperativa di comunità e impresa sociale, con poche risorse. Abbiamo dato vita a un’iniziativa di crowdfunding attraverso la piattaforma Eppela, denominata “Insieme per la comunità”. Saremo grati a chi volesse aiutarci facendo una donazione».

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