Università

«Un ateneo al servizio degli studenti» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Aprire l’Università di Cagliari al mondo, alleggerire la burocrazia che frena la ricerca, migliorare gli spazi e coinvolgere chi ogni giorno vive al loro interno. Gli obiettivi di Enzo Tramontano, docente di Microbiologia, preside della Facoltà di Biologia e Farmacia per cinque anni, sino al 2021, ora in corsa per la carica di rettore. Ha scelto come motto: «Persone, formazione e ricerca protagonisti del cambiamento per costruire il futuro».

Professore, da dove vuole partire?

« Dalla funzione dell’università. La società investe in questa comunità per far avanzare le conoscenze e formare i giovani. Il primo compito è educarli a un pensiero autonomo, perché siano consapevoli di sé e capaci di costruire la comunità in cui vivono. Il secondo è custodire e promuovere la libertà e la qualità della ricerca. Ogni proposta deve rispondere a queste responsabilità ».

Come richiamare a Cagliari gli studenti stranieri?

« Consolidando ricerca e didattica e imparando a comunicarne meglio la qualità. Ci sono giovani, penso all’Africa e al Sud America, che guardano all’Europa e all’Italia per la loro formazione. Dobbiamo organizzare una proposta di raggiungerli, ampliare le reti internazionali, sviluppare percorsi con doppio titolo e modalità miste. La crisi demografica ci impone di aprirci se vogliamo mantenere i nostri standard ».

Per aprirsi occorre introdurre corsi in inglese.

« Come direttore di dipartimento ne ho aperti tre, ma internazionalizzare non significa trasformarci in un’università inglese. Siamo un’università italiana nel Mediterraneo. Ai corsi in inglese bisogna affiancare percorsi di apprendimento dell’italiano, prima e durante gli studi ».

Che cosa fare per attrarre docenti e ricercatori?

« La qualità del reclutamento è una delle prime responsabilità dell’ateneo. Chi arriva porta valore aggiunto se può fare bene ricerca e didattica. Occorre ridurre gli ostacoli: meno carico burocratico, sostegno alla progettazione, uffici di supporto ai finanziamenti, una gestione dei progetti più definita, infrastrutture e centri di servizio potenziati. È urgente liberare la progettualità, sviluppare il potenziale scientifico e premiare l’eccellenza ».

Il problema della separazione tra discipline.

«Serve un'offerta di competenze trasversali ampia, condivisa e riconoscibile. Ma i nuovi percorsi nascono anche quando i colleghi si incontrano e scoprono ciò che fanno gli altri. Dobbiamo creare occasioni di confronto tra dipartimenti: economia, lettere e scienze possono immaginare insieme nuove proposte. Nelle lauree magistrali va inoltre rafforzata la connessione tra insegnamenti e ricerca svolta dai docenti. Nel dottorato si impara a porre domande e a cercare metodi per rispondere».

Quali interventi per le infrastrutture e per gli spazi della didattica?

« Aule, laboratori attrezzati, biblioteche con orari ampi, uffici adeguati, mense e luoghi di aggregazione. Non basta avere un posto dove seguire una lezione: servono ambienti sicuri e accoglienti per studiare, lavorare e costruire relazioni. Per il polo di viale Sant’Ignazio, il completamento dei lavori deve accompagnarsi a una revisione dell’uso degli ambienti, ascoltando studenti e docenti. A Sa Duchessa gli spazi non sono sufficienti: bisogna trovare ulteriori soluzioni ».

In quale modo migliorare il polo di Monserrato?

« Penso a un piano di sviluppo. Ci lavoro dalla fine degli anni Novanta e ogni giorno vi arrivano migliaia di persone. Servono interventi sui servizi, punti mensa e spazi dove fermarsi per studiare. Ma il problema non si risolve solo all’interno dell’ateneo. Occorre dialogare con Monserrato e i comuni vicini: è in gioco lo sviluppo dell’intera area. Anche l'ampliamento della metropolitana rientra in questa riflessione ».

Come rafforzare il rapporto con il mondo delle imprese?

« Rendendo più visibili le nostre attività e le reti dei docenti che offrono opportunità ai laureati in Sardegna, in Italia e all’estero. Vanno favorite le esperienze di tirocinio nelle aziende. L’università è un partner dello sviluppo del territorio. Anche nelle sedi diffuse servono una comunità universitaria vissuta e un dialogo continuo con il tessuto economico ».

Il dialogo con gli studenti che continuano a manifestare malcontento sulla questione degli alloggi.

« La questione degli alloggi è un problema molto serio che va affrontato. Posso promettere ascolto e dialogo. Il programma sarà un punto di partenza: studenti e personale possono conoscere problemi e soluzioni che io ho meno presenti. Voglio una comunità aperta, nella quale ogni componente si senta valorizzata, partecipe e responsabile. Formare i giovani della nostra terra è un onore e un onere ».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?