Il focus

Un anno di zona rossa: «Ma la paura non passa» 

Piazza del Carmine, tra bivacchi e delinquenza: i controlli non bastano 

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Promossa o bocciata? A quasi un anno dall’istituzione della “zona rossa” in piazza del Carmine è tempo di fare un primo bilancio. Residenti e commercianti si dividono tra chi sostiene che la situazione sia rimasta sostanzialmente invariata e chi, pur senza entusiasmi, riconosce qualche miglioramento. Una promozione a pieni voti, però, non arriva. Anche perché i tentativi di furto e le aggressioni degli ultimi giorni – quella di venerdì in piazza del Carmine alla 75enne assalita alle spalle e l’episodio della sera prima della 40enne colpita nel Largo – hanno riacceso paure mai sopite. «Il timore è che questi delinquenti, anche quando vengono fermati, il giorno dopo siano di nuovo qui», racconta una residente mentre attraversa velocemente la piazza.

Lo sguardo

Eppure c’è chi riconosce gli effetti del provvedimento, introdotto il 16 settembre dello scorso anno e prorogato fino al 30 settembre 2026. «C’è ancora tanto da fare, ma nell’ultimo periodo la situazione è migliorata», racconta Erik, dietro il bancone di Tastea, locale asiatico affacciato sulla piazza. A fare la differenza, secondo lui, sono stati gli eventi serali e il mercatino del fine settimana, che hanno riportato persone e vitalità in uno spazio a lungo segnato da degrado e desertificazione. Poi c’è chi mette piede nella pizza per la prima volta, come una coppia di turisti francesi che cercano riparo dal caldo accanto alla fontanella «Paura? No, non sappiamo niente – riguardo il pregiudizio attorno a questa piazza – abbiamo solo pensato che fosse sporca». Sotto i piedi in effetti una distesa infinita di bacche venute giù dagli alberi. «Sono nato e cresciuto qui – racconta Giuseppe Neri, titolare di un negozio di antiquariato –. Una volta la piazza era piena di bambini e famiglie, persone di ogni età. Oggi molte persone hanno paura anche solo ad attraversarla».

Tra chi lavora ogni giorno in piazza prevale un cauto ottimismo, specie dopo l’apertura di alcuni nuovi locali.«Soprattutto la sera però ho paura a chiudere il locale da sola – spiega Gianna Melis, del salone di parrucchieri in piazza del Carmine –. Una volta sono rimasta chiusa dentro perché non me la sentivo di uscire al buio». Oggi, spiega, il maggiore movimento ha migliorato la situazione, ma restano criticità: «Mancano controlli costanti, c’è il problema dell’igiene e spesso chi staziona qui lascia rifiuti o usa gli spazi tra le auto come bagni. Nonostante tutto, però, questa piazza la amo da impazzire e non vorrei mai andarmene. Servono più protezione e più controlli, la situazione è davvero pesante».

L’immigrazione

Anche Neri riconosce il ruolo delle forze dell’ordine: «La loro presenza è stata un deterrente e ha limitato molti episodi di ordine pubblico. Ma non basta». Secondo il commerciante il problema va affrontato anche sul piano sociale e dell’immigrazione irregolare: «Non si risolve spostando le persone da una piazza all’altra. Serve lavorare sulla prevenzione e affrontare il tema di chi vive ai margini e nell’illegalità», accennando addirittura a «una sorta di remigrazione».

Poco più in là due giovani, di ritorno da una mattinata di shopping, in piazza del Carmine per caso: «Qui non passiamo mai, se possiamo lo evitiamo. Abbiamo paura persino a parcheggiare l’auto».

Le proposte

C’è infine chi invita a cambiare prospettiva. «Basta raccontare questa piazza come uno scontro tra buoni e cattivi», dice Paolo Cualbu, seduto al bar con alcuni amici. «Bisognerebbe ripensarla come uno spazio dedicato ai piccoli produttori sardi, con mercati tematici durante la settimana: miele e formaggi, artigianato, commercio equo». Per il giovane basterebbe darle una nuova identità. «Le persone che stazionano qui non sono tutte criminali: spesso sono semplicemente emarginate e senza alternative. È lì che bisogna intervenire».

Nel frattempo il pomeriggio scorre lento. C’è chi dorme su una panchina, chi legge il giornale, qualche turista riempie la borraccia alla fontanella. Poco più in là qualcuno incurante di qualsiasi regola o buon senso parcheggia la sua moto al centro della piazza, accanto a una panchina, mentre un gruppo di ragazzi con la musica ad alto volume infastidisce un pullo di gabbiano. Scene ordinarie di una piazza che, nonostante i segnali di ripresa, continua a cercare un equilibrio.

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