Guspini.

Un altro medico va in pensione 

Per i 1.800 pazienti a marzo potrebbero aprirsi le porte degli Asap 

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Non c’è pace per i cittadini di Guspini alle prese con i problemi della sanità. A marzo anche il dottor Mohammad Hossein Mojtehadi andrà in pensione e per i suoi 1.800 pazienti si prospetta l’ipotesi degli ambulatori straordinari di assistenza primaria (Asap). Qualora non arrivi un sostituto attraverso la selezione indetta dalla Asl, scadenza il 26 gennaio, i pazienti senza un medico di base in paese saranno oltre la metà dei residenti.

La protesta

Cresce dunque la preoccupazione per una situazione diventata critica ormai da anni, anche a causa del pensionamento di diversi camici bianchi. Senza un sostituto per Mohammad Hossein Mojtehadi, i medici in servizio rimarranno solo tre (più i pediatri) per quasi 11 mila abitanti. Per Luigi Usai, guspinese di 90 anni, la situazione è critica: «Fortunatamente non abbiamo la necessità giornaliera di un medico di base, ma rimanere senza ci costringerebbe a fare la fila negli Asap, e non è giusto». Anche Decimo Sessini, 89 anni, e sua moglie la pensano allo stesso modo: «Dovrebbero subito trovare un sostituto». Luisella Frau, altra residente, ritiene che «bisognerebbe andare in Regione, manifestare e avviare una raccolta firme. Deve partire anche dai Comuni, che devono essere in prima linea».

Il Comune

Non solo i cittadini: le reazioni arrivano anche dal palazzo comunale di via Don Minzoni. Alberto Lisci, assessore ai Servizi sociali, afferma: «I pazienti sono in confusione e nello sconforto. L’auspicio è che venga subito trovato un sostituto e che le eventuali contromisure adottate dalla Asl siano adeguate alle esigenze dei cittadini. Stiamo vivendo una situazione inaccettabile che mina il diritto alla salute. Occorre stanziare più risorse economiche e creare i presupposti affinché i medici siano messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro». L’assessore Marcello Serru: «Sono preoccupato e spero in una soluzione».

Simona Cogoni, dal gruppo di minoranza, esprime forte preoccupazione per una situazione sanitaria «ormai prossima alla disperazione». Cogoni afferma che «la sanità regge solo grazie all’impegno degli operatori, costretti a supplire alla grave carenza di personale. L’assenza di un’azione unitaria da parte delle istituzioni, dai livelli locali a quelli più alti, è evidente. Gli Asap sono soluzioni temporanee, i medici di base sono figure confidenziali, necessarie per il rapporto che instaurano con i pazienti». Anche la mozione della minoranza, non ancora discussa ed estendibile ad altri consigli comunali del Medio Campidano, «rischia di non essere sufficiente. Servono azioni condivise, libere da logiche partitiche, per tutelare i cittadini più fragili e garantire il diritto alla cura».

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