Delitto

Un affare di droga: così è scattata la trappola mortale 

La banda che ha ucciso Mocci avrebbe già fatto rapine analoghe 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La prospettiva di acquistare una partita di droga, forse hascisc, a una quotazione molto vantaggiosa. Un vero e proprio affare, contrattato per alcuni giorni con vari messaggi, chiuso poi con l’accordo sul prezzo (qualche migliaio di euro) e la quantità. Infine l’appuntamento notturno fissato in piazza Settimio Severo a Monserrato per lo scambio che, invece, era la trappola ideata da una banda di rapinatori senza scrupoli, che avrebbe già colpito altre volte, e che non ha esitato a uccidere. A pagare il prezzo più alto è stato Leonardo Mocci, il muratore di 23 anni di Villacidro freddato la notte tra mercoledì e giovedì con un colpo di pistola al cuore. Lui forse con quell’affare non c’entrava proprio nulla, ma avrebbe accettato di accompagnare l’amico per proteggerlo.

La trappola

I due giovani sarebbero dunque caduti nella trappola di una banda specializzata in rapine, che già in passato avrebbe messo a segno una serie di aggressioni simili. Nessuno ha denunciato, chiaramente, visto che le vittime sarebbero sempre persone che avrebbero dovuto acquistare dello stupefacente, ma il sospetto è che il gruppo di malviventi avrebbe ormai consolidato uno schema-fotocopia. Prima prospettare l’affare e dare l’appuntamento, poi aggredire il compratore con calci e pugni. Una scena che, poco dopo la mezzanotte, sarebbe apparsa anche davanti agli occhi del 23enne: dopo aver accompagnato a Monserrato l’amico con la propria Fiat Panda, Mocci sarebbe rimasto in auto, per poi scendere quando l’altro giovane è stato aggredito e malmenato. Il muratore, con un passato da pugile dilettante, non avrebbe esitato a difendere l’altro ragazzo, ma uno dei rapinatori avrebbe avuto con sé una pistola (si parla di una calibro 9) e non avrebbe esitato a sparare. Un solo colpo: dritto al cuore. L’amico, ferito al volto, è poi scappato con l’auto della vittima: dopo averla lasciata a Settimo San Pietro sarebbe tornato inutilmente a Monserrato con un altro giovane per cercare di recuperare Leonardo Mocci, forse penandolo ferito. Ma avrebbe desistito, vedendo che ormai in piazza c’erano ambulanza e carabinieri.

La banda in fuga

I militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cagliari stanno ricostruendo nei dettagli quanto accaduto in piazza: da quando i due amici sono arrivati a quando l’utilitaria è scappata sarebbero passati meno di 5 minuti. Dopo l’omicidio i malviventi sarebbero scappati a piedi, ma probabilmente c’era qualcuno che li attendeva in via Decimo Mure. In ogni caso il cerchio sui sospettati si starebbe stringendo. Gli investigatori hanno interrogato una dozzina di testimoni, facendo a tutti l’esame dello stub (il guanto di paraffina per cercare tracce di polvere da sparo) e facendosi consegnare i telefonini. A condurre l’inchiesta ci sono i sostituti procuratori Enrico Lussu e Diana Lecca che stanno attendendo l’esito degli accertamenti tecnici.

Imminente la svolta

Ma se in un primo momento gli investigatori sembravano puntare su una lite tra giovani, ormai non ci sarebbero più dubbi sull’ipotesi della rapina finita nel sangue. Sia in Procura che in via Nuoro a Cagliari, sede del Nucleo investigativo dell’Arma, le bocche restano cucite. Ma il sospetto è che il cerchio sulla banda si stia chiudendo. Nonostante avessero il volto coperto da un passamontagna, i rapinatori avrebbero commesso una sfilza di errori, lasciando dietro di loro tanti elementi ora in mano agli investigatori. Rischiano tutti di dover rispondere di concorso in omicidio aggravato dalla rapina, un’accusa da ergastolo, ma anche tra i testimoni c’è chi si sarebbe contraddetto, rischiando un’ipotesi di favoreggiamento.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?