«Il tumore alla mammella si conferma una delle principali emergenze sanitarie per la popolazione femminile: in Italia ogni anno ci sono circa 54mila nuovi casi e oltre 925mila donne ricevono una diagnosi di tumore al seno; in Sardegna oltre 1.600 nuovi casi all’anno. La malattia colpisce anche gli uomini: un solo caso ogni cento rispetto alle donne», sottolinea Massimo Dessena, chirurgo senologo e responsabile del Centro di Senologia chirurgica al Policlinico Duilio Casula dell’AOU di Cagliari: «Solo il 10% circa dei tumori ha una base genetica. Nella maggior parte dei casi sono altri i fattori di rischio: obesità, consumo di alcol, fumo di tabacco e sedentarietà. Corretti stili di vita sono un pilastro nella prevenzione».
«Ma è la diagnosi precoce a fare la differenza», prosegue il medico: «Tra il 2001 e il 2021 la mortalità in Sardegna si è ridotta di oltre il 16%, un risultato che però non è sufficiente. La mammografia, con cadenza biennale (o annuale) a partire dai 40-50 anni, è lo strumento principale per individuare la patologia nelle fasi iniziali, quando le possibilità di guarigione sono più alte e i trattamenti meno invasivi. Eppure, proprio sul fronte degli screening, la Sardegna ha un tasso di adesione fermo al 25,8%, ultima in Italia, ben al di sotto della media nazionale del 49,3%».
«La chirurgia resta il trattamento cardine, sempre più conservativa e meno demolitiva», aggiunge Dessena. «Il percorso terapeutico è multidisciplinare, tramite i cosiddetti Tumor Board — formati da oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi e patologi — e può includere radioterapia, chemioterapia, terapia ormonale e farmaci mirati, spesso combinati tra loro. Attualmente ogni paziente ha un “identikit biologico e molecolare” del tumore con personalizzazione della terapia e riduzione del il rischio di recidive».
«Secondo il PNE (Progetto Nazionale Esiti)», spiega lo specialista, «nel 2024 in Sardegna sono stati eseguiti 1.436 interventi chirurgici, di cui circa il 16% (227) al Policlinico di Monserrato, dove è operativo un Percorso Diagnostico Terapeutico (PDTA) che accompagna la paziente dalla diagnosi alla terapia. Resta però il nodo della mobilità passiva. Nel 2022, il 19,07% degli interventi è stato effettuato fuori dall’Isola. Dopo Calabria, Molise e Basilicata, la Sardegna registra uno dei più alti indici di fuga del Paese. Un dato che pesa sul sistema sanitario regionale, sulle pazienti e le loro famiglie, costrette a spostarsi per ricevere cure».
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