Firenze.

Uffizi, raid preparato per mesi 

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Firenze. Circa venti macchine «compromesse». Un’azione iniziata mesi prima della rivendicazione, una richiesta di riscatto di 300mila euro arrivata direttamente al direttore Simone Verde. Continuano ad emergere particolari sull’attacco hacker agli Uffizi, il polo museale tra i più ricchi e celebri del mondo. La richiesta di riscatto appare relativamente modesta, rispetto al valore del patrimonio artistico e agli investimenti in sicurezza che la minaccia impone di sostenere. Ma basta a suffragare la tentata estorsione, uno dei due reati che hanno permesso alla Procura di aprire un’inchiesta. L’altro reato ipotizzato è l’accesso abusivo ai sistemi informatici. Gli Uffizi anche ieri hanno negato danni causati dagli intrusi e che alla richiesta di riscatto fossero allegate le piante del sistema di sicurezza, come risulterebbe a fonti investigative qualificate. Un’affermazione fondamentale, dato che gli hacker avrebbero minacciato di venderle sul darkweb.

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