Il conflitto

Ucraina-Russia, negoziati in salita 

Ad Abu Dhabi due giorni di trilaterali tra Kiev, Mosca e Washington 

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Abu Dhabi torna teatro dei colloqui per tentare di far progredire il faticoso cammino verso la fine della guerra. E al termine della prima di due giornate di negoziato, emerge un giudizio positivo dal capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, che ha definito «sostanziale e produttivo» il primo round di incontri trilaterali tra russi, americani e ucraini. Ma secondo gli analisti e le fonti delle rispettive cancellerie, sono scarse le possibilità che decisioni politiche davvero significative possano uscire da questi negoziati prevalentemente tecnici. E il vento da Mosca di certo non porta niente di buono alle aspirazioni di Kiev. «Finché le decisioni appropriate non saranno prese dal regime di Kiev, l'operazione speciale continuerà», ha messo le mani avanti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ricordando che «la posizione» della Russia per la fine del conflitto è «estremamente chiara» e «ben compresa» sia da Kiev sia da Washington.

Il nodo

Il principale punto critico nei colloqui per risolvere il conflitto resta il destino dell'Ucraina orientale: Mosca chiede a Kiev di ritirare le sue truppe dal Donbass e cedere tutta la regione, compresa la parte del Donetsk ancora sotto il controllo delle forze ucraine. Al momento, la Russia occupa circa il 20% dell'Ucraina e la sua avanzata è inesorabile: anche nell'ultima giornata, le forze di Mosca hanno rivendicato la conquista di due villaggi, uno dei quali proprio del Donetsk. Ma secondo gli analisti, al ritmo attuale all'esercito di Mosca servirebbero altri 18 mesi per conquistare tutto l'oblast, dove le ultime città rimaste sotto il controllo ucraino sono pesantemente fortificate. Di fronte a questo quadro, cedere il territorio attraverso il negoziato significherebbe per Mosca un risparmio enorme di tempo, vite e risorse. L'Ucraina chiede invece che il conflitto venga congelato sull'attuale linea del fronte. E sottolinea che qualunque accordo di pace dovrà vincolare la Russia al divieto di lanciare nuove invasioni.

Garanzie

Accanto al tema territoriale, resta poi il nodo delle garanzie di sicurezza per Kiev, fortemente osteggiate da Mosca che continua a leggere i piani per dispiegare truppe della Coalizione dei Volenterosi in Ucraina come la preparazione di «un aperto intervento militare» della Nato contro la Russia. I militari europei rappresentano un'ipotesi «categoricamente inaccettabile», ha ribadito la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Restano invece essenziali nell'architettura di sicurezza disegnata da Kiev insieme agli alleati europei, con il benestare di Washington. I colloqui di Abu Dhabi sono chiamati a trovare un compromesso tecnico a questi nodi del negoziato.

Jinping

Nel frattempo - con un tempismo forse non casuale - il leader cinese Xi Jinping ha tenuto colloqui sia con Vladimir Putin sia con Donald Trump. È stato proprio il tycoon a riferire che tra i temi dell'«eccellente» telefonata c'è stata anche la guerra in Ucraina. Mentre da parte sua, Vladimir Putin ha sottolineato che l'alleanza tra Cina e Russia in politica estera rimane un «fattore di stabilizzazione vitale» a livello globale.

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