La tragedia

Ucciso dal figlio con un cacciavite 

Il delitto a Bosa: Paolo Pinna è accusato dell’omicidio del babbo Giuseppe 

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Uno, due, dieci colpi di cacciavite assestati con forza sul petto del padre. Così Paolo Pinna, disoccupato 42enne di Bosa, ieri ha ucciso Giuseppe Pinna, il genitore 78enne, nella loro casa di famiglia. A dare l’allarme è stata la moglie della vittima, Maddalena Morittu, che dalla camera accanto ha sentito le urla, chiamato il 118, aperto la porta ai soccorritori e pregato – purtroppo invano – che per il marito non fosse troppo tardi. Tutto inutile. Giuseppe Pinna è morto poco dopo le 14 nella casa al primo piano della palazzina al civico 5 di via Pischedda, la strada che porta all’ospedale Mastino. Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della stazione del paese e quelli della compagnia di Macomer, al comando del capitano Giovan Maria Seu, e i militari del nucleo investigativo di Nuoro per i rilievi. In serata anche il pubblico ministero Silvia Mascia e il medico legale hanno raggiunto l’abitazione del delitto per ricostruire l’accaduto e valutare le responsabilità. Ad attenderli hanno trovato Paolo Pinna, piantonato dai carabinieri, in arresto con l’accusa di omicidio.

La cronaca

La tragedia è avvenuta nella palazzina di famiglia che al piano terra ospita il negozio di vernici in cui Giuseppe Pinna, un passato da imbianchino, ha lavorato fino alla pensione. In base alla prima ricostruzione, nel primo pomeriggio, in una delle camere da letto dell’appartamento al primo piano in cui Paolo, da anni in cura al Centro di salute mentale, è rimasto a vivere con i genitori, è accaduto tutto in pochi minuti, forse mentre il padre stava somministrando i farmaci al figlio. Maddalena Morittu, infermiera in pensione, si trovava in un’altra stanza – probabilmente in cucina –: non ha avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Appena ha sentito le urla del marito e del figlio che si trovavano nella camera accanto è corsa a vedere: pochi passi svelti lungo il corridoio per aprire gli occhi davanti a quell’orrore. La donna ha subito chiesto aiuto al 118, mentre il figlio correva in un’altra stanza dove ha atteso l’arrivo dei carabinieri. Quando il personale sanitario è arrivato sul posto ha cercato a lungo di rianimare il 78enne ma è stato un tentativo vano. Negli attimi concitati di quelle disperate manovre salvavita, in casa Pinna sono arrivati i carabinieri che hanno subito individuato Paolo Pinna e gli sono rimasti accanto per tutto il pomeriggio in attesa dell’arrivo della sostituta procuratrice della Repubblica di Oristano. Fondamentale, per ricostruire gli attimi che hanno preceduto l’omicidio, sarà il racconto della moglie della vittima. Non è escluso che anche i vicini di casa possano essere sentiti per capire se all’origine del delitto ci sia stata una lite o se si sia trattata di un’aggressione messa in atto senza alcun preavviso. Ora gli investigatori esamineranno il rapporto tra padre e figlio, per cercare di trovare una spiegazione all’epilogo più tragico di una storia irrimediabilmente segnata dalla malattia e dalla fragilità. In serata, a eseguire sul posto il primo esame esterno sul corpo dell’uomo, è stato il medico legale Roberto Demontis che indicherà il numero esatto dei colpi inferti dal figlio.

Il paese

La notizia ieri pomeriggio è corsa in fretta per le strade di Bosa. Una manciata di minuti dopo l’arrivo dei carabinieri, al civico 5 di via Pischedda si è precipitato anche Carlo Pinna, uno dei fratelli maggiori di Paolo, che insegna educazione fisica all’istituto tecnico. Giuseppe Pinna era un uomo molto conosciuto e, soprattutto da quando era andato in pensione, era lui ad occuparsi spesso di accompagnare Paolo alle visite mediche. Per tutta la sera davanti alla palazzina color crema circondata dal nastro bianco e rosso sistemato dai carabinieri, in tanti si sono fermati e hanno alzato gli occhi verso quella casa dove poche ore prima si era consumata la tragedia.

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