Campobasso

Uccise con la ricina, si cerca l’origine del veleno  

La tragedia di fine dicembre con la morte di madre e figlia di 50 e 15 anni 

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Campobasso . I prossimi trenta giorni potrebbero essere decisivi per la soluzione del giallo sulla morte di madre e figlia a Pietracatella. Gli investigatori in queste ore stanno accelerando con alcune attività e hanno ripreso anche gli interrogatori. In questura a Campobasso la Squadra Mobile ha sentito alcuni amici e conoscenti delle due vittime, Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a fine dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essersi sentite male nella loro casa nei giorni di Natale.

Nuovo sopralluogo

Prossimamente sarà effettuato un nuovo sopralluogo nella casa dove vivevano le due vittime, casa che resta sotto sequestro. Si tratta di attività nuove che avvengono alla luce della svolta nell'inchiesta, arrivata nei giorni scorsi, con l'ipotesi di reato di omicidio premeditato mediante avvelenamento. Proprio sull'avvelenamento con la ricina, una potente sostanza tossica, si attendono intanto risposte importanti sul fronte scientifico, ma gli esperti che seguono il caso hanno chiesto più tempo per concludere il loro lavoro: il medico legale Pia Benedetta De Luca, che ha effettuato le autopsie sui corpi di Sara e di sua mamma Antonella, ha infatti chiesto un mese di proroga per ultimare il suo lavoro. Al momento dunque la consegna della sua relazione con gli esiti delle autopsie slitta a fine aprile. Il termine concesso di 90 giorni è scaduto martedì (gli esami autoptici erano stati effettuati all’ospedale Cardarelli di Campobasso il 31 dicembre scorso).

Si attendono le analisi

Stando a quanto si apprende, lo slittamento è dovuto al fatto che non sono ancora arrivati i risultati delle analisi effettuate da diversi laboratori sui campioni prelevati. C'è infine la questione della presenza o meno di tracce di ricina anche nel sangue di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, che non ha mai avuto gravi sintomi dopo i pasti consumati nelle ore precedenti il Natale, ma che era stato comunque ricoverato per diversi giorni allo Spallanzani di Roma. Anche in questo caso gli investigatori hanno chiesto nuovi esami e sono in attesa dei risultati.

L’origine del veleno

Resta ovviamente da risolvere anche l’interrogativo più grande, quello relativo a chi avrebbe preparato il veleno e lo avrebbe poi portato in casa. Ma soprattutto dove se lo sarebbe procurato, vista la difficoltà nel reperimento. E poi ancora il mistero sulla provenienza della sostanza letale e quello sull’eventuale movente.

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