Che ridere!

Uccio De Santis: «Alla Sardegna non dico mai no» 

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La comicità pugliese? «Da un po’ di anni funziona di più grazie a Checco Zalone e, prima ancora, Lino Banfi, ma come c’è stata l’epoca dei toscani, dei napoletani e dei romani, adesso tocca a noi», dice Uccio De Santis.

«Per Capodanno sono stato per la prima volta a Brescia, e mia sorella, che ci vive, mi aveva avvertito della possibilità che il pubblico fosse un po’ restio alla nostra comicità. Invece, si è dovuta ricredere», aggiunge il cabarettista barese, classe 1965, protagonista oggi in Gallura del penultimo appuntamento della rassegna “Dolce Natale a Golfo Aranci” in programma in piazza Cossiga a partire dalle 18. Uno spettacolo in cui De Santis, noto a livello nazionale fin dagli anni '90 per la partecipazione a “La sai l’ultima?” su Canale 5, proporrà un mix esplosivo di monologhi e gag irresistibili ispirate alla vita quotidiana, forte di una lunga esperienza tra teatro, cinema e televisione e di quell’interazione diretta con gli spettatori che contraddistingue i suoi show.

Può spoilerare qualcosa?

«Parte dei miei spettacoli è votata all’improvvisazione, neppure io so cosa succederà al 100 per cento. Però, è altrettanto vero che la gente viene per le barzellette o le scenette che vede sui social, con la voglia di assistere alla gag con più visualizzazioni, per cui in “Stasera con Uccio” racconterò questo con monologhi sulla mia carriera artistica».

Periodo impegnativo?

«Abbastanza. In pochi giorni mi sono spostato da Como a Brescia, per partire per Olbia non ho neppure disfatto la valigia, e poi andrò a Reggio Calabria e in Canada, ma tornare in Sardegna è sempre un piacere, e d’inverno più che d’estate. Nel nuovo tour “Scusi, per Hollywood?”, che partirà il 7 febbraio con 48 date, la Sardegna, purtroppo, manca, ma con la vostra terra ho un legame particolare: ho fatto parecchie vacanze qua, e l’ultima volta in due mesi ho fatto cinque o sei serate, che se non fosse stato per il calendario già esaurito sarebbero state quindici. Alla Sardegna non si può dire “no”».

Si sente un po’ il “padre putativo” di Zalone?

«No! Lui è il numero uno, tiene alta felicemente la bandiera della Puglia al cinema, è una maschera così naturale… È troppo forte: stanno facendo uno studio sul suo fenomeno, piace a tutti, e se i suoi film fanno tante sale è perché c’è tanta richiesta».

Lei è l’erede di Banfi?

«In realtà, quando mi chiedono “A chi ti ispiri?” non saprei rispondere. Chi mi conosce bene dice che non recito, che sono solo me stesso: ecco, fino a quando riuscirò ad esserlo senza sforzo, divertendomi e continuando a fare questo mestiere con tanta passione, andrò avanti. Altrimenti, mi farò da parte».

Nel caso, cosa le piacerebbe fare?

<L’organizzatore di spettacoli. Ho passato la vita a organizzare i miei, quasi da regista, sono abituato così, a muovermi da solo. Anche perché faccio questo lavoro da quasi 50 anni, e volevo farlo da quando ne avevo 5. Mio padre, medico, voleva che seguissi le sue orme, ma non era cosa: ho provato pure l’Università, Economia e commercio, ma il richiamo era troppo forte, non sarei riuscito a laurearmi. Al massimo avrei potuto fare un lavoro che mi portava a stare sempre in giro, come il rappresentante, che alla fine, come il sottoscritto, è impresario di se stesso».

Progetti?

«Sono in attesa di alcune belle risposte proprio in queste settimane e mi auguro che “Mudù”, che è tornata su RaiPlay, possa passare dalla piattaforma alla tv generalista».

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