Il giallo.

Tuvixeddu, nessuna traccia dell’ex fidanzato 

La perizia del Ris sul Dna: escluse con certezza compatibilità genetiche con Astero 

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Nessuna traccia biologica presente sui vestiti di Manuela Murgia, la 16enne trovata senza vita nel canyon della necropoli di Tuvixeddu il 5 febbraio 1995, è compatibile con il profilo genetico dell’ex fidanzato, Enrico Astero, oggi 54enne, parrucchiere, indagato con l’accusa di omicidio volontario della giovane. Lo hanno scritto, nero su bianco, i Carabinieri del Ris di Cagliari che hanno concluso la perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Giorgio Altieri. Gli esperti nominati dal Gip in sede di incidente probatorio hanno escluso, senza alcun tentennamento, che le tracce biologiche possano essere in qualsiasi modo ricondotte all’indagato.

Colpo di scena

Terminato il lunghissimo e complesso accertamento tecnico, i militari del Reparto investigazioni scientifiche – coordinati dai colonnelli Andrea Berti e Marco Palanca – hanno consegnato al giudice la perizia che ha consentito di individuare 89 tracce biologiche, compresi 49 tra peli e capelli, che sono state tutte esaminate e comparate. Nel dettaglio è stato trovato un profilo genetico maschile, non riconducibile ad Astero, in un pelo scovato nella busta che conteneva gli stivaletti della ragazza, tolti prima dell’autopsia. Tutte le altre tracce rinvenute sul maglioncino e sugli slip sono da ricondurre alla stessa Manuela Murgia, mentre risulta essere femminile, ma di un profilo ancora da identificare, anche il Dna trovato nel pantalone, vicino alla caviglia. Terminate tutte le comparazioni nei laboratori del Ris a San Bartolomeo, gli specialisti hanno così escluso, con il livello della «certezza», che sui vestiti ci fossero tracce dell’ex fidanzato. Tutti gli altri profili genetici ottenuti dalle esaltazioni dei reperti resteranno a disposizione per futuri confronti con eventuali nuovi indagati o soggetti che hanno avuto accesso alla salma.

Materiale vegetale

Gli esperti dell’Arma hanno anche confermato che gran parte del materiale vegetale trovato nei vestiti della 16enne è presente nell’area di Tuvixeddu dov’è stato trovato il corpo. Nel sopralluogo effettuato il 20 novembre 2025, inoltre, i Ris hanno segnalato che una diffusa presenza di quella specie botanica è presente sulle pareti rocciose del canyon. I militari hanno poi analizzato al microscopio tutto il materiale roccioso e il terriccio recuperato sugli abiti, ma anche in questo caso non sarebbe emerso nulla di eclatante. Al contrario, le particelle recuperate da fermacapelli, reggiseno, cintura, maglioncino, scarpe, montgomery e jeans non hanno evidenziato elementi di incompatibilità o contrasto ambientale rispetto al luogo dove, il 5 febbraio del 1995, stato trovato il corpo della ragazza. Una sola eccezione: un frammento piccolissimo di gomma (forse proveniente da uno pneumatico), non troverebbe spiegazioni con il contesto di Tuvixeddu.

Incidente probatorio

Gli esiti della perizia firmata dal colonnelli Marco Palanca e Andrea Berti, oltre che del brigadiere Maurizio Tatti e dal maresciallo Gavino Piras, sono condensati in una relazione di 278 pagine che sarà discussa davanti al giudice Altieri, il 29 gennaio, nell’udienza di incidente probatorio alla quale prenderanno parte anche l’esperto della difesa (l’ex generale del Ris, Vincenzo Garofano), e quello della famiglia (il genetista di fama mondiale Emiliano Giardina), oltre agli investigatori della Scientifica della Polizia che lavorano da anni al caso con il procuratore aggiunto Guido Pani.

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