Sessant’anni dopo sono tornati dove tutto è iniziato. Nella scuola elementare di via Rossini, a Selargius, dove nel 1966 è partito il loro percorso di studi e di vita. Una prima elementare di soli maschietti oggi diventati uomini, cresciuti con l’insegnamento di maestra Genoveffa Cadeddu, per tutti Genny, scomparsa qualche anno fa. «Ci ha insegnato ad aiutarci l’uno con l’altro», ricordano nella rimpatriata amarcord davanti all’istituto.
La reunion
Ad accoglierli, lo stesso ingresso di allora. «È uguale a 60 anni fa», dice Stefano Cara mentre i ricordi riaffiorano uno dopo l’altro insieme agli ex compagni diventati amici. In quella prima elementare del 1966 si sono incontrati per la prima volta. Banchi di legno, quaderni a quadretti, la campanella che sembrava non suonare mai. «Avevamo il grembiule nero e il fiocco rosa, in prima era rosa per tutti», dicono gli ex alunni. C’è chi il primo giorno di scuola ha pianto dopo il saluto della mamma, chi prendeva tutti 10 e per quel 9 e mezzo in Matematica si è disperato. E chi organizzava scherzi. «Un giorno ho portato un limone che ho tagliato in due e messo sul davanzale, l’aula si è riempita di api», racconta Efisio Schirru. E lì parte la risata di tutti. Poi il ricordo della cartella di allora: «Una sorta di ventiquattrore, poi alle Medie avevamo la cinghia che teneva insieme libri e quaderni, e l’immancabile panino con mortadella».
I ricordi
La sorpresa più grande è in cortile. «Questi alberi li abbiamo messi noi quando eravamo piccolini», ricordano, «eravamo in terza». Si emozionano e si avvicinano quasi a volerli abbracciare.E poi altri ricordi che si accavallano. Al centro di tutto, lei: la maestra Genny. L’insegnante storica che li ha accompagnati nei primi anni di scuola. «Non ci ha insegnato solo a leggere e scrivere, ci ha insegnato a volerci bene. È stata lei a gettare le basi di tutto questo». Dalle gare di tabelline, alla spiegazione sulle stagioni al buio con arancia, candela e un ferro da maglia portati da casa dagli alunni. «Mai dato una bacchettata, mai urlato», dice Carlo Piludu. «Eravamo la classe più disciplinata. Eravamo bravi, i famosi della scuola».
Il legame
Poi la vita. Ognuno per la sua strada, tra lavoro, matrimoni, figli, trasferimenti fuori dalla Sardegna. E oggi sono quasi tutti in pensione. «Ci siamo persi, come succede a tutti», dice uno dei compagni di allora. «Ma il filo con via Rossini non si è mai spezzato davvero». La svolta è arrivata nel 2010 con il ritrovo per una pizzata, anche con l’insegnante storica. «Da allora organizziamo qualcosa ogni anno. Stavolta abbiamo voluto fare anche l’incontro davanti alla scuola per i sessant’anni». Una festa speciale con tanto di sparacoriandoli.All’appello ne mancano tanti. Fra loro Ignazio Deiana. «Il più simpatico della classe, è venuto a mancare qualche anno fa». Un ricordo, che insieme a quello per l’adorata maestra Genny, fa ancora commuovere tutti.
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