Il reportage.

Turisti nella trappola dei cantieri 

Un percorso a ostacoli: «Non capiamo dove andare, ci sentiamo smarriti» 

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Sono le 10 di una domenica mattina di primavera a Cagliari. Il sole splende, una nave da crociera è in porto e in centro si incontrano molti più turisti che locali. Li si riconosce subito: zaino in spalla, sandali ai piedi e uno sguardo sospeso tra l’ammirazione e lo smarrimento tipico di un topo in gabbia.

Si muovono come dentro a un videogioco, avanti e indietro lungo la via, incerti su dove andare e soprattutto su come attraversare. Alcuni – i più pazienti – allungano il percorso fino al primo passaggio pedonale utile. Gli altri – e a vederli sembrano la maggior parte – improvvisano, sfidando la sorte: si tuffano in mezzo alla strada, mano nella mano, sperando di non essere schiacciati, e agli automobilisti resta solo da suonare imperterriti il clacson. C’è poi chi scavalca recinzioni, chi si aggrappa ai cartelli temporanei, chi li aggira con fatica, fino al passo decisivo.Il tratto più rischioso, e anche il più frequentato, è l’attraversamento – ovviamente non autorizzato – dalla passeggiata centrale di via Roma verso piazza Matteotti, nel pieno dell’incrocio. Qualcuno dà l’esempio poi via, uno dopo l’altro: una coppia di giovani, una famiglia con due bambini, un gruppo di ragazzi con l’ombrello da spiaggia in spalla.

«Ma dove si va?»

Appena sbarcata, Bonnie Rakhit, arrivata da Londra, cerca indicazioni: «Questo è il centro? Dove dovremmo andare per vedere la cattedrale?». Nelle altre tappe della crociera, racconta, «le navette ci lasciavano vicino a una piazza principale. Qui ci sentiamo un po’ persi». Poi indica i lavori su via Roma e i ponteggi per il palco di Sant’Efisio: «Il turista non vuole vedere tutto questo. Non capiamo cosa sia e dove andare».Cantieri che invece passano del tutto inosservati agli occhi di Fabrice Bony, che dalla Francia è arrivato in auto e ha guidato lungo la costa ovest dell’Isola fino a Cagliari. Si presenta: «Sono un artista sa?». A vederlo è facile credergli: aria pensierosa, macchina fotografica in mano e una paglietta un po’ stropicciata sul capo. «Una vera meraviglia», dice con il naso all’insù, assorto nella bellezza dell’architettura di Palazzo Baccaredda. Poi su Sant’Efisio: «Immaginavo ci fosse una grande festa in arrivo», dice prima di andar via a testa alta, in cerca delle opere di Pinuccio Sciola.

«Comunquue bella»

Un labirinto di transenne e reti arancioni, ma il bilancio di fine mattinata resta positivo. «Certo non è bello vedere tanti cantieri – ammette una mamma tedesca alla fermata del pullman – ma non abbiamo avuto alcuna difficoltà a muoverci e ad attraversare dal molo alla città». C’è chi passeggia con un gelato in mano, chi ne approfitta per scattare qualche foto social, e persino chi sceglie di fare pausa sigaretta in una panchina proprio “fronte cantiere”, l’ultima e involontaria attrazione della domenica cagliaritana.

«Scendo dalla nave, arrivo, ok ci sono i lavori ma per me è comunque una meraviglia», racconta Maria Bresciani, che a Cagliari ha trovato l’amore e ha deciso di restare ormai tre anni fa. Poi però aggiunge una riflessione pragmatica: «Il problema è che ci sono troppi cantieri aperti contemporaneamente, e logicamente si creano disagi per la viabilità e per i pedoni. Ma questa città è davvero un incanto». E, guardando il blu del Golfo degli Angeli che brilla sotto il sole, è impossibile darle torto.

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