Il caso.

Turbine a Saccargia, c’è una denuncia 

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Mentre le maxi turbine del progetto Alas, tra Ittiri e Villanova Monteleone, toccano terra sarda, tra le proteste, a poca distanza i comitati per la difesa dei territori combattono anche la battaglia contro le pale del parco di Nulvi-Ploaghe, quello con vista sulla basilica di Saccargia.

L’ultimo atto l’ha firmato il Presidio permanente del popolo sardo che ha presentato al Mase, il ministero della Sicurezza energetica, «una denuncia amministrativa». Si tratta «di uno specifico strumento previsto dalla normativa ambientale – spiega il rappresentante legale, Davide Fadda – per segnalare un possibile danno e chiedere al dicastero di svolgere gli accertamenti di propria competenza. Qualora ne ricorrano i presupposti, possono essere adottate anche le necessarie misure preventive».

Il grande nodo ruota intorno alla tipologia dell’impianto, da 121,5 megawatt, visto che il progetto prevede di sostituire le cinquantuno turbine esistenti con ventisette mega aerogeneratori, la nuova frontiera dell’eolico onshore. Mase e Regione hanno autorizzato, come da richiesta, un revamping, ovvero un ammodernamento tecnologico. Ma il dubbio del Presidio è che si tratti di un repowering, un vero e proprio potenziamento. Per questo agli uffici ministeriali viene chiesto di verificare intanto «la corrispondenza tra il progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale e quello autorizzato nel 2026». Dice ancora Fadda: «Con nuove fondazioni, opere e interventi sulla viabilità, è necessario accertare se siamo in presenza di un semplice ricondizionamento o la consistenza delle trasformazioni, con moduli di nuova generazione, dia luogo a un intervento sostanzialmente nuovo».

Ci sono poi «le possibili interferenze con il reticolo idrografico e le acque, già emerse dagli atti esaminati. Vanno ugualmente analizzati i possibili effetti sugli habitat dell’avifauna». E poi ci sono gli aspetti paesaggistici e di tutela anche archeologica, con «l’impatto sia sulla Basilica di Saccargia che sul territorio di Osilo, sottoposto a tutela dal 1968: oltre alle visuali storiche e panoramiche, è imprescindibile la difesa del Castello dei Malaspina». Fadda assicura: «Non ci fermeremo nonostante l’immobilismo della Regione e certi avalli locali, perché in gioco c’è la bellezza della nostra terra. Il che significa, inscindibilmente, economia e identità. ( al. car. )

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