Donald Trump ha difeso la sua guerra in Iran ma ancora una volta non è riuscito a dare la linea. Nei 19 minuti del suo discorso alla nazione si è praticamente limitato a ripetere i messaggi lanciati nelle ultime settimane sul social Truth, senza offrire una strategia chiara o indicare una via di uscita da un conflitto che la maggioranza degli americani boccia, come dimostrano tutti i recenti sondaggi. «Siamo vicini alla fine del lavoro in Iran: abbiamo quasi completato i nostri obiettivi militari strategici», ha assicurato il commander-in-chief parlando al Paese dalla Casa Bianca.
La promessa
Subito dopo però ha minacciato una raffica di «duri attacchi nelle prossime due o tre settimane». «Li faremo tornare all'età della pietra», ha minacciato. Dichiarazioni giudicate contrastanti e che hanno innervosito non poco i mercati finanziari, fatto schizzare nuovamente le quotazioni del petrolio ben oltre i 110 dollari al barile e alimentato le tensioni all'interno del mondo Maga, dove continuano ad aumentare le defezioni. Dopo le critiche e le prese di distanze di Tucker Carlson e Megyn Kelly, a rafforzare il coro dei critici del presidente è un altro suo ex fedelissimo: il conduttore radiofonico e sostenitore di molte teorie complottiste, Alex Jones. Nel suo ultimo podcast ha esortato i follower a mollare il tycoon, citando un presunto declino fisico e cognitivo del presidente: «È finito», ha affermato senza tanti giri di parole.
Tensioni
Agli alleati il commander-in-chief non ha fatto alcun riferimento diretto nel suo discorso alla nazione. Probabilmente pensando a loro si è limitato a ribadire che chi importa petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe farsene carico, «andare lì e prenderlo». In ogni caso, ha aggiunto, «il passaggio riaprirà naturalmente» quando il conflitto sarà finito. Probabilmente consapevole delle difficoltà nel gestire la crisi scatenata in Medio Oriente, parlando per la prima volta agli americani da quando è iniziato il conflitto un mese fa Trump ha cercato quindi di rassicurare e di invitare alla pazienza: «Sto facendo quello che nessun altro presidente ha voluto fare. Sto correggendo i loro errori. Considerate la guerra con l'Iran un investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti»
Addio alla procuratrice
Nel mentre a Washington, dopo Kristi Noem, nel mirino di Trump è finita anche Pam Bondi. L'attorney general è stata silurata per la gestione dei dossier più delicati sul tavolo del dipartimento di Giustizia: in primis il caso dei file di Jeffrey Epstein. «Pam Bondi è una grande patriota americana e un'amica leale, che ha servito fedelmente come mio procuratore generale nel corso dell'ultimo anno», ha scritto The Donald su Truth.
L'ex procuratrice della Florida e membro di spicco del team legale di Trump durante il suo primo processo di impeachment è stata anche travolta dalle critiche per la disorganizzazione nella divulgazione dei file sul finanziere pedofilo. Troppi ritardi, scarsa tutela delle vittime e, ultimo ma non meno importante, l'accusa di aver occultato documenti riguardanti Trump. Una circostanza imbarazzante per l'amministrazione culminata con la convocazione dell'attorney general a testimoniare davanti alla commissione di vigilanza della Camera.
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