WASHINGTON. Una decina di miliardi dagli Usa, oltre sette da alcuni Paesi membri, migliaia di soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) offerti da cinque capitali: mentre soffiano sempre più i venti di guerra sull’Iran, Donald Trump inaugura a Washington il Board of Peace per Gaza e annuncia i primi risultati del controverso organismo da lui presieduto a titolo personale.
“Gloria” di Tozzi
La sede è l’Institute of Peace, ribattezzato col suo nome («un’iniziativa di Marco Rubio, io non c’entro niente»). In platea i rappresentanti di quasi cinquanta Paesi, premier come l’ungherese Viktor Orban o presidenti come l’argentino Javier Milei. Altri come osservatori, come la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica, un alto funzionario del ministero degli Esteri di Berlino e il vicepremier Antonio Tajani per l’Italia. Assente Parigi, idem Mosca e Pechino, che stanno ancora valutando l’invito ma «saranno coinvolti», assicura Trump. Musica da comizio (dai Beach Boys alla versione americana di “Gloria” di Umberto Tozzi) e cappellini rossi Maga distribuiti ai partecipanti. The Donald parla per un’ora ma divaga molto: attacca gli oppositori interni, esalta i guadagni di Wall Street, evoca i dazi, lancia l’ultimatum all’Iran, elogia i leader presenti e pesta sugli assenti: «Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me». «Stanno giocando un po’, ma si stanno unendo tutti, la maggior parte immediatamente». «Molti dei nostri amici in Europa stanno partecipando oggi e siamo ansiosi di vederli diventare membri a pieno titolo. Tutti vogliono diventare membri, abbiamo avuto una grande risposta dall’Europa».
I contributi
In realtà la reazione europea è prevalentemente fredda o tiepida, per l’opaco profilo statutario dell’organismo e i timori che si sostituisca all’Onu, nonostante sia stato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad autorizzarlo. E Trump ha quasi ribaltato i rapporti tra le due istituzioni: «Penso che le Nazioni Unite abbiano un grande potenziale. Il Board of Peace avrà quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite e di assicurarsi che funzionino correttamente. Ma le rafforzeremo, ci assicureremo che le loro strutture siano efficienti, se hanno bisogno di aiuto, dal punto di vista finanziario, possiamo aiutarli». Tra i risultati annunciati i 7 miliardi promessi da Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait, oltre ai 10 degli Usa, ma per l’Onu ne servono almeno 70 per la ricostruzione di Gaza. Le Nazioni Unite contribuiranno con 2 miliardi per l’assistenza umanitaria.
Minacce ad Hamas
Il generale Usa Jasper Jeffers, comandante della forza di stabilizzazione internazionale (Isf) nella Striscia, ha annunciato che almeno cinque Paesi hanno offerto i loro soldati o poliziotti: Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia (fino a ottomila uomini), che assumerà il comando in seconda. La forza inizierà ad operare nella città di Rafah, controllata da Israele, e addestrerà una nuova forza di polizia, con l’obiettivo di preparare 12mila agenti e schierare 20mila soldati.
Tra i nodi da sciogliere spicca la smilitarizzazione di Hamas: «Sembra che si sbarazzerà delle sue armi ma dobbiamo accertarlo», ha detto Trump, minacciando altrimenti «punizioni durissime».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
