Il vertice

Trump minaccia, gelo sui negoziati 

«Aprite Hormuz o non avrete più un Paese», ma l’Iran continua a trattare 

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New York. La scure di Donald Trump, sempre più imprevedibile, si abbatte sui già difficili colloqui in Svizzera. Da Camp David il presidente ha gelato l’Iran quando era già seduto al tavolo con Jd Vance, arrivato al Burgenstock hotel per archiviare definitivamente lo scontro, aprire la fase due dei negoziati e avviare una nuova stagione nei rapporti fra i due Paesi. «Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite lo Stretto di Hormuz, non avrete più un Paese dove tornare», ha minacciato, suscitando l’immediata replica di Teheran. «Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere», ha tuonato il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf, prima di lasciare con la sua delegazione la sede delle trattative senza però farle saltare. I colloqui infatti sono proseguiti e continueranno a livello tecnico oggi.

Le minacce

Quelle del commander-in-chief hanno spiazzato il suo vice che, accanto ai negoziatori di Pakistan e Qatar, aveva poco prima parlato di «incontro storico» e di «progressi» nei negoziati. «Trump ci ha chiesto di voltare pagina» e il «nostro obiettivo è rimodellare il Medio Oriente con la diplomazia», aveva spiegato con toni distensivi, lasciandosi andare anche a una battuta. «Le due persone più importanti nella mia vita sono un'indiana e un pachistano. L’indiana è mia moglie e il pachistano è il capo dell’esercito Asim Munir: nell'ultimo mese ho parlato più con lui che con chiunque altro», aveva scherzato prima di mettersi al lavoro con a fianco Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati di Trump nei confronti dei quali l’Iran nutre profondo scetticismo. Le sue parole di distensione però hanno avuto breve durata. Prima in un’intervista Fox e poi su Truth, Trump è tornato ad alzare i toni. «Se l’accordo fallisce, ci possiamo prendere lo Stretto di Hormuz e imporre un pedaggio» oltre a un 20% del petrolio, ha detto minaccioso. Poi rivolto all'Iran: «Se lo chiudete, non avrete più un Paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese». Sul suo social ha poi esortato Teheran a fermare «i suoi proxy in Libano», le milizie di Hezbollah che minacciano Israele. In caso contrario, ha avvertito, «colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente».

Reazioni

Parole che hanno avuto come effetto quello di interrompere i colloqui, senza comunque farli saltare del tutto. Per protesta, la delegazione iraniana ha lasciato il tavolo ma non l’hotel svizzero, di fatto relegando il negoziato appena iniziato in una fase di stallo. «La delegazione non è andata via e i colloqui sono ancora in corso», ha smussato un diplomatico parlando con Axios.

L’incontro era già iniziato in salita con le tensioni fra Israele e Libano e la condizione posta dall’Iran di far rispettare il cessate il fuoco fra i due Paesi prima di affrontare il nodo più spinoso del confronto, ovvero il nucleare. L’Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio, ha chiarito il presidente Masoud Pezeshkian prima dell’avvio dei colloqui scatenando la rabbia di Trump. «Deve stare attento a come parla e mettersi in riga», ha detto il commander-in-chief.

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