Il caso

Trump-Meloni, il nuovo round è più duro 

«Vuol essere mia amica per risalire nei sondaggi». «Pensa alla tua popolarità» 

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Washington. Un nuovo violento scontro allarga la frattura tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi. Dopo l’intervista televisiva, Donald Trump sceglie i social per sferrare un altro colpo a Giorgia Meloni. «Vuole tornare a essere mia amica per far risalire i suoi “numeri”, no grazie», l’attacco del presidente Usa. «La mia popolarità non ti riguarda ed essere tua amica non l’ha certo favorita», la controffensiva della premier. La rottura si consuma a colpi di post e commenti, ma la presidente del Consiglio assicura che questo sarà il suo ultimo affondo. «Non tornerò sull’argomento, perché credo ancora nell’unità dell’Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all’altezza del nostro compito», scrive Meloni. Che prova a tenere separati i rapporti tra governi - visibilmente incrinati - dalle storiche relazioni tra i due Paesi.

Il dito puntato

Dopo la solidarietà espressa alla premier in occasione del primo capitolo dell’alterco, Sergio Mattarella - che per la Giornata del Rifugiato invita la comunità internazionale ad «astenersi da condotte irresponsabili» - preferisce non entrare nelle pieghe di questo nuovo duello. Meloni - raccontano - vive il post di Trump con un misto tra sorpresa, rabbia e amarezza. I colpi reiterati della Casa Bianca - si ragiona in ambienti di governo - fanno male alle relazioni personali e mettono in tensione i rapporti tra alleati. Il video diventato virale negli Usa, con la premier che parla ad Evian con Trump puntandogli contro il dito, sembrerebbe essere il motivo della successiva reazione violenta del presidente americano. Ma su questo nei piani alti dell’esecutivo nessuno si sbilancia. A parlare di «attacchi gratuiti e insensati» è la stessa Meloni, che non si trattiene dal commentare il post del tycoon.

La stoccata

In poche righe, Trump accosta le «ripetute richieste» per una foto insieme che sarebbero arrivate al G7 in Francia alla «popolarità in calo» di «Gigiorgia», scrive sbagliando il nome della premier. «Forse perché ha voltato le spalle agli Usa», incalza. Il presidente attacca ancora Roma per non aver consentito l’uso delle piste delle basi Usa in Italia durante la guerra con l’Iran. E sul punto Meloni replica: «L’Italia è una nazione sovrana. Abbiamo sempre rispettato gli accordi che non potranno essere violati finché sarò premier». E sulla questione dei sondaggi, chiude con stizza: «la mia popolarità non è affar tuo, ti suggerisco di concentrarti sulla tua». Meloni ha finora deciso di rispondere personalmente alle stoccate di Trump, ma questa è l’ultima volta. Lo scontro - è la riflessione ai piani alti dell’esecutivo - non può cambiare i rapporti consolidati con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri ha già annullato il suo viaggio negli Usa per il Business Forum, che è stato quindi annullato. Ma non sono previsti ulteriori passi diplomatici.

Rebus 2 luglio

La prossima data utile per un nuovo possibile faccia a faccia tra i due leader è quella del 7-8 luglio, in occasione del vertice Nato di Ankara, ma intanto i riflettori sono puntati sulle celebrazioni per l’Independence Day in programma il 2 luglio a Villa Taverna (tradizionalmente in anticipo di 48 ore sulla data ufficiale). Al momento non sono arrivati ordini dal governo per disertare i festeggiamenti. La presenza della premier, secondo quanto stabilito già parecchi giorni fa, non sarebbe prevista. «Faccio l’agenda settimana per settimana», glissa il vicepremier Matteo Salvini. Che non si «pente» del sostegno dato a Trump, anche se definisce «inutile e sgradevole» la sua ultima uscita. «Non c’è una guerra tra Italia e Usa, niente e nessuno può mettere in discussione i buoni rapporti tra i due Paesi», puntualizza. I leader del centrosinistra si preparano a disertare l’appuntamento, fatta eccezione per Matteo Renzi: «L’alleanza con gli Usa è molto più importante dei presidenti pro tempore Trump e Meloni». Nel mirino delle opposizioni c’è senza dubbio la presidenza del tycoon, ma si alza ancor più il pressing sulla postura «servile» di Meloni. «Macché schiena dritta, da Trump un richiamo all’ordine a chi ha sempre obbedito», affonda il leader 5S Giuseppe Conte. E Angelo Bonelli di Avs invita la premier a uscire dal Board of Peace.

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