La crisi

Trump medita vendetta, l’Iran lo sfida Gli 007 Usa: Mojtaba vuole l’atomica 

Scontri in Cisgiordania, Netanyahu lancia una massiccia operazione di terra 

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Washington. Tensione alle stelle in Medio Oriente. Gli attacchi incrociati fra Iran e Stati Uniti proseguono: Donald Trump entra in «modalità vendetta» e Teheran si dice pronta a colpire Tel Aviv e minaccia di uccidere un soldato americano per ogni iraniano vittima dei raid Usa.

L’ombra di Pechino

Frustrato e impaziente, il commander-in-chief nutre sempre più dubbi sulla capacità dei negoziati di portare a una pace duratura ed è convinto che l’unica lingua che l’Iran capisce è la forza militare. Tanto più che, secondo gli 007 americani citati dal New York Times, Mojtaba sarebbe più interessato del padre, Ali Khamenei, a dotarsi di un’arma nucleare. Trump - riporta il Wall Street Journal - ha ventilato la sua frustrazione contro Teheran con i suoi consiglieri, difendendo allo stesso tempo la Cina e la Russia. Xi Jinping e Vladimir Putin «mi hanno assicurato» che non avrebbero fornito armi e a «mio avviso non sono coinvolte nella questione iraniana. Se lo fossero le conseguenze sarebbero gravi, non sarebbe nel loro interesse», ha detto smentendo le informazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Mosca e Pechino in qualche modo aiutano Teheran. «I danni causati alle navi» dagli attacchi iraniani, ha detto, «saranno risarciti con i fondi» di Teheran controllati dagli Stati Uniti. «L’appropriazione indebita dei beni di un’altra nazione per far fronte a future rivendicazioni non correlate costituisce un precedente esplosivo», replica il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Rappresaglie segrete

Dietro le quinte le trattative proseguono, incentrate sullo Stretto di Hormuz. Una delegazione dell’Oman è volata a Teheran per riprendere le consultazioni su un meccanismo che consenta la riapertura dell’importante crocevia. Ma secondo il New York Times l’Iran ha rifiutato l’ultima proposta di cessate il fuoco americana, indispettendo Trump e innervosendo i Paesi arabi, sempre più in difficoltà e nel mirino delle rappresaglie iraniane. La loro posizione difficile è confermata dagli attacchi segreti del Bahrein e il Kuwait all’Iran all’inizio del mese, in quella che secondo il Wall Street Journal è la prima rappresaglia diretta contro Teheran. Fra i target ci sono stati i depositi di droni e missili, colpiti sulla base dell’intelligence fornita dagli Emirati Arabi Uniti.

Sangue in Palestina

Intanto si registra una giornata di sangue in Cisgiordania, con un bilancio di due israeliani e quattro palestinesi uccisi. In risposta il premier Benyamin Netanyahu ha ordinato una massiccia operazione. Ad accendere è la miccia è stata quella che l’Idf ha definito «un’escursione» di alcuni israeliani nei pressi del villaggio palestinese Tell, a sud di Nablus. Residenti palestinesi li hanno fronteggiati e ne è scoppiata una violenta colluttazione. Un palestinese ha sottratto il fucile del responsabile della sicurezza dell’adiacente insediamento Gilad Farm, giunto in soccorso e rimasto ucciso dalla sua arma. Negli scontri a fuoco, che hanno visto il coinvolgimento di soldati accorsi, è rimasto ucciso anche un soldato, oltre a quattro palestinesi tutti appartenenti alla stessa famiglia. Netanyahu ha quindi ordinato un’operazione nel nord della Cisgiordania «contro i terroristi e i loro mandanti», e annunciato la demolizione delle case dei palestinesi coinvolti, oltre all’accelerazione della regolarizzazione degli avamposti illegali e la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania.

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