La crisi.

Trump è a corto di Patriot e rinvia l’escalation contro l’Iran 

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Washington. Donald Trump rinvia «l’escalation significativa» contro l’Iran, in parte per la scarsità di munizioni e intercettori Patriot contro i missili di Teheran, sempre più insidiosi e pericolosi. La decisione, emersa dall’incontro di venerdì del presidente Usa con i principali consiglieri, ha determinato la tregua negli attacchi per il secondo giorno di fila, nel mezzo di «buoni» progressi negoziali segnalati tra Teheran e i mediatori sullo Stretto di Hormuz. L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua disponibilità a proseguire i colloqui a Ginevra, Doha o Islamabad, accettando - come ulteriore segno «di buona volontà» - di stoppare le ritorsioni agli attacchi Usa. «I mediatori sono al lavoro per cercare di impedire un’escalation della tensione», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa. Trump, di contro, sta «concedendo spazio ai colloqui: sta lasciando un po’ di margine alla diplomazia», ha notato l’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz, assicurando che gli Usa sono «pronti a tutto» («locked and loaded», ovvero armati e pronti all’azione), avendo trasferito altre risorse militari nella regione. Waltz, a Fox News, ha smentito che l’America stia razionando munizioni e missili Patriot per i problemi di approvvigionamento: «Le persone che diffondono queste sciocchezze meritano di finire in prigione», ha attaccato. La svolta del tycoon, secondo le ricostruzioni di New York Times e Cnn, è maturata dopo che Dan Caine, il capo di Stato Maggiore congiunto, ha rimarcato che i combattimenti avrebbero «pericolosamente» assottigliato le scorte di Patriot e missili da crociera Tomahawk. Intanto domani il premier israeliano Benjamin Netanyahu volerà negli Usa e vedrà Trump alla Casa Bianca, mentre Londra si avvia a ospitare la prima riunione della coalizione per l’apertura incondizionata di Hormuz, in base alle indiscrezioni circolate. Netanyahu ha detto a Fox News che nello Studio Ovale coglierà «l’opportunità di confrontarsi con il nostro grande amico, il presidente Trump, e di ascoltare le sue intenzioni. Credo infatti che, sotto molti aspetti, la decisione spetti a lui».

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