Il conflitto

Trump blocca Hormuz, scontro con Ue e Onu 

Macron propone una coalizione per togliere le restrizioni 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Teheran. Dopo il fallimento dei negoziati tra Iran e Usa a Islamabad, è scattato alle 16 di ieri (ora italiana) il blocco dello Stretto di Hormuz deciso da Donald Trump. Non sono bastate 21 ore di trattativa per arrivare a un accordo tra le parti e, come preannunciato dal repubblicano e confermato dal Wall Street Journal, ci sono più di 15 navi americane a condurre l’operazione nel canale. La causa? L’Iran, ha ribadito Trump, vuole «ancora dotarsi di un’arma nucleare».

Un avviso ai marittimi emesso dalla UK Maritime Trade Operations, affiliata alla Royal Navy britannica, ha comunicato che sono state imposte restrizioni all’accesso ai porti e alle zone costiere iraniane lungo il Golfo Persico, il Golfo di Oman e alcune parti del Mar Arabico.

«Attenzione», ha scritto Trump su Truth. «Se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. Rapido e brutale».

Il sostegno

La decisione del presidente Usa ha trovato l’appoggio di Israele: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha confermato il «sostegno» al blocco, perché Teheran «ha violato le regole» dei colloqui di pace in Pakistan. Dai Pasdaran è arrivata pronta la risposta: l’avvicinamento di navi militari a Hormuz sarebbe di fatto una violazione del cessate il fuoco in atto, e prevederebbe quindi una risposta.

E l’avvertimento arriva anche dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf: «Godetevi i prezzi attuali della benzina. Con il cosiddetto “blocco”, presto vi mancheranno i 4-5 dollari al gallone». Sul piano internazionale, la decisione di Trump ha scatenato un’ondata di polemiche. Per l’Onu «nessun Paese ha il diritto» di bloccare lo Stretto. La chiusura, ha spiegato invece la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, «è estremamente dannosa e il ripristino della libertà di navigazione è di fondamentale importanza per noi».

Da Washington, dove si trova per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla cooperazione Ue-Onu, anche l’Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha ribadito che l’Europa «continuerà a respingere qualsiasi accordo che miri a limitare il passaggio libero e sicuro attraverso gli stretti in conformità col diritto internazionale».

La coalizione

E proprio dal Vecchio Continente arriva l’idea di una coalizione di Volenterosi per ripristinare la libertà di navigazione a Hormuz. A lanciare la proposta è stato il presidente francese, Emmanuel Macron. Nei prossimi giorni, ha fatto sapere su X, «organizzeremo insieme al Regno Unito una conferenza con i Paesi disposti a contribuire al nostro fianco a una missione multinazionale di pace» strettamente «difensiva e distinta dalle parti belligeranti, che avrà lo scopo di dispiegarsi non appena la situazione lo consentirà».

Contrario al blocco anche il Regno Unito: «Mantenere aperto lo Stretto è una priorità», ha dichiarato il primo ministro Keir Starmer, mentre per Madrid si tratta di «un altro episodio di questa spirale discendente in cui siamo stati trascinati», come ha ribadito la ministra della Difesa, Margarita Robles. La Turchia invita a proseguire con i negoziati per aprire il canale «il prima possibile», Pechino sottolinea che «è nell’interesse comune della comunità internazionale mantenerne la sicurezza, la stabilità e la libera circolazione». Mosca, invece, sceglie la prudenza: «Molti dettagli rimangono poco chiari, quindi preferisco astenermi dal rilasciare commenti sostanziali in questo momento», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?